Ritardi e blocchi sulla via della riforma Stampa
Il nuovo ciclo del dottorato di ricerca non può essere avviato perché occorrerebbe un decreto ministeriale, su proposta dell'Anvur, che è ancora lontana dall'essere operativa. Con la riforma tutte le borse di studio post-laurea sono state abolite, ad eccezione degli assegni di ricerca, ma i nuovi assegni sono bloccati perché occorre un DM che ne fissi l'importo minimo. Gli assegnisti, va ricordato, nelle università italiane sono 16 mila. Non è ancora chiaro se si potranno far partire i bandi per i nuovi ricercatori TD: secondo la Cgil violerebbero la legge Tremonti che riduce drasticamente la possibilità di assunzioni a TD nella pubblica amministrazione (le assunzioni del 2011 dovranno essere inferiori al 50% delle assunzioni dell'anno precedente). E, tra l'altro, occorrerebbero regolamenti d'ateneo che oggi non possono vedere la luce giacché siamo ancora alla fase precedente ai regolamenti: la revisione degli statuti. La riforma esclude dalla partecipazione ai progetti di ricerca gli attuali borsisti e contrattisti, gli studenti della triennale e delle scuole di specializzazione, gli studiosi stranieri. Sono bloccate, e il motivo va ricercato nella necessità di mettere a posto i regolamenti d'ateneo, le chiamate su posti di associato dei futuri abilitati e poi chi volesse assumere qualcuno degli attuali idonei non chiamati (oltre 1.500) non potrebbe beneficiare dei fondi del piano straordinario previsto dall'ultima legge di stabilità (anche qui siamo in attesa di un DM). Nel 2012 la maggior parte degli atenei italiani, con bilanci in rosso fisso, potrebbe trovarsi nell'impossibilità di reclutare docenti, a TD e a TI, per i vincoli finanziari aggravati dai nuovi tagli al finanziamento ordinario e dalle nuove regole di calcolo dei costi. La Cgil stima che il pensionamento previsto per il prossimo quinquennio porterà fuori dal sistema universitario il 50% dei professori ordinari e il 25% dei professori associati e ricercatori: la metà non sarà reintegrata e ogni anno l'università italiana assisterà alla fuoriuscita di 600 professori ordinari mentre l'ingresso dei mille professori associati annunciati sarà frenato dal fatto che il 50% degli atenei non potrà fare assunzioni. I ricercatori tra pensionamenti e passaggi alla docenza si ridurranno di 2.000 l'anno.
(Fonte: C. Zunino, La Repubblica.it 22-03-2011)