La funzione dei nuovi dipartimenti e delle strutture di raccordo Stampa
La riforma, attribuendo ai dipartimenti «le funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative, nonché delle attività rivolte all'esterno a esse correlate e accessorie», sembra configurare un assetto organizzativo in cui i dipartimenti (le strutture che dovrebbero occuparsi in primis della ricerca) abbiano la responsabilità totale di tutte le attività. Il legislatore, però, rendendosi conto che messa così ci potrebbero essere seri problemi, lascia agli atenei la possibilità di istituire «strutture di raccordo» tra dipartimenti, con «funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche, compresa la proposta di attivazione e soppressione dei corsi di studio, e di gestione dei servizi comuni». Insomma la legge dice: le facoltà sono abolite però, se necessario, qualcosa di simile bisogna che esista, altrimenti la didattica viene parcellizzata e risulta ingovernabile. Merita qui ricordare che in tutte le università del mondo occidentale esistono strutture di secondo livello (denominate facoltà, scuole, college) che hanno la responsabilità di coordinare e governare la didattica. Si tratta di un'esigenza funzionale che serve alle università per assicurarsi economie di scala sia nella progettazione culturale dei corsi di studio sia nella gestione delle risorse finanziarie. Non si capisce perché la legge di riforma abbia voluto rendere queste strutture di secondo livello facoltative, soprattutto tenuto conto che essa stabilisce che i professori e i ricercatori siano incardinati, come giusto, nei dipartimenti e non più nelle facoltà (quindi eliminando il potere delle facoltà sui "posti"). Su questa tematica, in molti atenei, si sta facendo una grande confusione. Si fa fatica a capire che le nuove "strutture di raccordo" non hanno niente a che fare con le vecchie facoltà (che erano non solo il modo di presentarsi all'esterno delle università ma anche la struttura che gestiva il personale docente), e non si capisce che le nuove strutture di raccordo dovrebbero essere degli organi interni di governo della didattica, senza i quali si rischiano due effetti perversi: la frammentazione della didattica, a danno degli studenti, e la "facoltizzazione" dei dipartimenti, a danno della ricerca.
(Fonte: G. Capano, Europa 30-08-2011)