Laureati e lavoro nella crisi economico-finanziaria Stampa

La crisi economico-finanziaria ancora in atto, che continua a ripercuotersi in modo particolare sui giovani, ha avuto un forte impatto sul mondo del lavoro, riducendo da un lato le possibilità di occupazione, dall'altro i guadagni. L'Italia è ancora lontana dall'obiettivo del 40% di laureati entro il 2020 individuato dalla Commissione Europea e il calo di iscritti nelle nostre università corrisponde anche al calo demografico registrato negli ultimi anni. Come emerso dal XIII Rapporto AlmaLaurea, in Italia i diplomati hanno maggiori difficoltà a trovare un'occupazione rispetto ai laureati (il rapporto è di 66 a 75 su 100). A un anno dal conseguimento del titolo diminuiscono i contratti di inserimento e il lavoro atipico, ma aumenta il lavoro nero. Dopo 3-5 anni i guadagni si contraggono (ma i laureati guadagnano più dei diplomati, nella proporzione di 155 a 100), anche se i tassi di occupazione sono relativamente buoni; dal 2000, in assoluto, i tassi di occupazione dei laureati a cinque anni dal titolo sono costantemente calati e anche il guadagno è in calo del 9,1%. In linea generale, l'85% dei laureati si orienta verso il settore privato, mentre il 15% trova impiego nel settore pubblico. Il master e lo stage costituiscono un valore aggiunto che non ha perso convenienza ai fini dell'occupazione e della retribuzione.

Differenze sensibili emergono anche tra le varie aree: il tasso più alto di occupazione spetta ai laureati del gruppo medico (che sfiorano il 100% già a un anno dal titolo), seguiti dai gruppi architettura, economico-statistico e ingegneria (che raggiungono l'85% circa di occupati a tre anni dalla laurea). La quota di occupati dei gruppi geo-biologico, chimico-farmaceutico e giuridico resta invece inferiore alla media.
(Fonte: I. Ceccarini, universitas 03-2011)