Università di stato, un modello che frena l'eccellenza Stampa
In un articolo pubblicato su La Stampa intitolato Università di stato, un modello che frena l'eccellenza, Riccardo Varaldo, presidente della Scuola Superiore Sant'Anna spiega la strada da percorrere perché il sistema si avvii ad una svolta decisiva. Secondo Riccardo Varaldo, presidente della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, l’Università italiana è in crisi, lo è in misura maggiore che nel resto del mondo. E la causa principale, al di là dei tagli, consiste in un «modello di governance senza responsabilità che non consente di ottimizzare l’impiego delle risorse, privilegiare il merito e qualificare l’università come agente di innovazione». Così Varaldo scrive in una lettera pubblicata in un articolo pubblicato su La Stampa intitolato Università di stato un modello che frena l'eccellenza. Per Varaldo, l’Università è a un bivio: può arroccarsi sul tradizionale modello, basato sul modello corporativo e caratterizzata da una scarsa efficienza; o aprirsi all’esterno,c on una «governance imprenditoriale», in grado di «riconoscere e incentivare chi è in grado di competere con successo nell’attività di ricerca e nell’acquisizione di risorse sia dal settore pubblico che dal settore privato». Secondo Varaldo, accanto alla «libera formazione» e alla «libera ricerca», si affianca una « terza missione», «quella con cui ci si apre all’esterno in modo organico», «tramite l’impiego di ricercatori e tecnologi di provata capacità, l’acquisizione di brevetti, il licensing e l’incubazione di spin off». Tale missione, in Italia, non riesce a farsi strada. Ciò che impedisce questa apertura, consisterebbe sul fronte interno, quello universitario, «in tradizioni ideologiche e strutture di governance che sacrificano lo spirito innovativo e imprenditoriale degli ambienti più aperti e dinamici». Sul fronte esterno, quello del ministero, il fatto che la terza missione non è contemplata. Il nocciolo duro della questione è rappresentato dalla «de-statalizzazione delle università». «Appare sempre più evidente – dice - la complessità della crisi del modello tradizionale di “Università di Stato”, troppo dipendente dal trasferimento di risorse pubbliche», non può passare inosservato al legislatore». Il punto saliente della riforma dovrebbe realizzarsi nel far si che «l’attività» non sia più «predeterminata unicamente dal finanziamento statale ma di poterla responsabilmente determinare in funzione del finanziamento da attrarre». (La Stampa 28-07-2010)