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UN TETTO DI SPESA NEL PASSAGGIO DA ASSEGNI DI RICERCA AI NUOVI CONTRATTI DI RICERCA PDF Stampa E-mail

Negli ultimi passaggi procedurali della norma relativa ai contratti di ricerca è stata inserita un'ulteriore previsione: la spesa degli atenei per i contratti di ricerca non potrà superare la spesa media dell'ultimo triennio per l'erogazione degli assegni di ricerca. Si prevede cioè che ci sia una uguale spesa a fronte di figure con un costo diverso, presumibilmente intorno ai 40mila euro per un contratto di ricerca contro gli attuali 25mila per un assegno.
Questo tetto di spesa, imposto in una fase di passaggio tra le due figure, è assolutamente ingiustificato. Infatti, com'è noto, l'università italiana viene da più di dieci anni di austerità, dove il fondo di funzionamento ordinario degli atenei è stato complessivamente ridotto per più di 5 miliardi di euro e ciò ha avuto inevitabilmente un effetto anche sul personale di ruolo, che risulta ad oggi ridotto del 20%, relegando l'università italiana in fondo alle classifiche internazionali per le spese del personale. Tanto che la stessa relazione tecnica della legge di bilancio 2022 indica la necessità di 45mila nuovi posti di ruolo, un incremento di quasi il doppio degli attuali occupati, per arrivare alle stesse condizioni delle altre realtà europee nel rapporto medio tra docenti e studenti.
Questo tetto di spesa per i contratti di ricerca, basato sulla spesa in assegni del triennio precedente, introduce oggi perciò un'intollerabile tagliola, che non tiene minimamente conto neanche della mutata realtà di contesto determinata dal PNRR, con le ingenti risorse che da questo anno saranno impegnate fino al 2026. Così si rischia da una parte di indebolire le conquiste ottenute (l'implementazione appunto di forme di lavoro a tempo determinato con un minimo di tutele anche nelle università) e dall'altra di produrre una disordinata rincorsa al ricorso di figure improprie, spurie e atipiche a basso costo e senza diritti.
E' stato chiesto alla ministra Messa: 'La trasformazione degli assegni di ricerca in contratti di ricerca, meglio retribuiti, non rischia a invarianza di spesa di ridurne la platea?'. La ministra Messa ha risposto: "Serve un impegno finanziario aggiuntivo con la prossima legge di bilancio per evitare impatti sulla futura platea dei ricercatori". (F: Flc Cgil 01.07.22. ItaliaOggi 04.07.22)