Home 2014 14 marzo UE. ESTERO UE. UNA RICERCA COMPARATIVA TRA SISTEMI UNIVERSITARI AVANZATI IN ITALIA, FRANCIA, GERMANIA E SPAGNA
UE. UNA RICERCA COMPARATIVA TRA SISTEMI UNIVERSITARI AVANZATI IN ITALIA, FRANCIA, GERMANIA E SPAGNA PDF Stampa E-mail

Una ricerca di dottorato realizzata alla Sapienza di Roma ha cercato di far luce su ciò che i “rankings” non riescono a rappresentare, mostrando l’importanza di alcune variabili di sfondo che impattano sui risultati ottenuti dagli Atenei. Il lavoro di ricerca ha studiato l’evoluzione di norme e di pratiche concernenti la valutazione in Italia, collocandola nella cornice del Processo di Bologna. La comparazione tra Italia, Francia, Germania e Spagna che presentano sistemi universitari avanzati, di massa e a finanziamento prevalentemente pubblico, ha inteso fornire elementi utili per sviluppare nel nostro Paese un dibattito informato e costruttivo.
Sono stati individuati cinque Atenei – all’interno di una rosa d’istituzioni che godono di grande prestigio a livello internazionale per i risultati ottenuti nella ricerca – al fine di realizzare uno studio sulle modalità di valutazione e distribuzione interna delle risorse: l’Université Pierre et Marie Curie (UPMC), la Humboldt Universität zu Berlin, l’Universitat de Barcelona (UB), l’Università degli Studi di Milano e l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
La tabella seguente riassume alcuni aspetti del confronto.



L’Italia investe, in istruzione terziaria e ricerca, molto meno degli altri Paesi considerati; la nostra spesa in ricerca e sviluppo in percentuale del PIL equivale a meno della metà di quella tedesca e poco più della metà di quella francese. Nel periodo 1998-2009 (decennio, peraltro, caratterizzato da forte crisi economica e interventi europei), il tasso di crescita della spesa italiana in istruzione terziaria è stato pari al 28%, contro il 118% in Spagna, il 91% in Francia e il 43% in Germania, mostrando la mancanza di una seria politica d’investimenti in un settore cruciale per lo sviluppo economico e culturale del Paese. In senso più generale, è l’intero “sistema Paese” che ha un impatto, indiretto ma importante, sui risultati ottenuti nella ricerca; lo stesso vale per le caratteristiche del contesto urbano in cui ciascun Ateneo si trova.
La competitività dei Paesi e delle città è descritta e discussa nei rapporti del “World Economic Forum” (“The Global Competitiveness Report” 2012-2013) e dell’“Economist Intelligence Unit” (“The Global City Competitiveness Index 2012”). Questi studi considerano diversi fattori riguardanti le istituzioni, le infrastrutture, l’ambiente macroeconomico, la sanità e l’istruzione, l’efficienza del mercato, il livello di sviluppo tecnologico e d’innovazione. Il ranking finale vede l’Italia ultima in lista per livello di competitività tra i quattro Paesi considerati, così come i “contesti urbani” di Roma e Milano si discostano sensibilmente dagli altri tre (Parigi, Berlino e Barcellona). A livello di singolo Ateneo, il quadro emerso mostra una tale disparità di condizioni, da poter affermare che un confronto obiettivo sui risultati ottenuti nella ricerca non è possibile.
Gli indicatori riguardanti l’organizzazione della didattica e della ricerca, così come quelli del budget, mostrano disparità tali da comportare opportunità e prospettive radicalmente diverse.
Di conseguenza, l’indagine si limita a far luce sulle modalità con cui ciascun Ateneo si relaziona al proprio contesto, come affronta le criticità e le variabili “non controllabili” e come riesce, invece, a incidere negli ambiti in cui è possibile una fattiva ed efficace interazione tra contesto esterno e interno. La ricerca, infatti, ha mostrato come i singoli Atenei abbiano spazi di manovra, seppur limitati, nel disegnare e attuare politiche coerenti con i loro obiettivi di miglioramento. Ciascuno dei cinque Atenei, per esempio, ha trovato una strada per costruire un sistema di valutazione interno che supporti efficacemente la “mission” istituzionale, ha individuato una strategia per rafforzare le proprie capacità di reperimento di fondi a livello internazionale, così come ha disegnato processi di gestione del “knowledge transfer” che tengano conto delle peculiarità del territorio.
Il grafico seguente mostra la spesa totale in istruzione terziaria dei 4 Paesi presi in esame e la sua crescita nel decennio 1998-2009.



In conclusione, il confronto tra realtà profondamente diverse, evidenzia che qualsiasi valutazione che non tenga conto delle condizioni di contesto sia inutile, quando non controproducente; le classifiche internazionali spesso nascondono più di quanto riescano effettivamente a spiegare.
(Fonte: S. Zanassi,
education 2.0 19-02-2014)