Home 2026 1 giugno IN EVIDENZA RAPPORTO ANVUR SULLA FORMAZIONE SUPERIORE E LA RICERCA
RAPPORTO ANVUR SULLA FORMAZIONE SUPERIORE E LA RICERCA PDF Stampa E-mail

• STUDENTI ISCRITTI
Il sistema universitario italiano raggiunge nel 2024/25 i 2.050.112 ISCRITTI, superando per la prima volta quota 2 milioni, il massimo storico assoluto, con 100 ATENEI, 413.943 LAUREATI, 65.617 DOCENTI e proventi complessivi per 19,5 miliardi di euro. La crescita complessiva rispetto al 2018/19 è di +296.000 iscritti (+16,9%), ma il 63,7% di tale incremento ha riguardato le università telematiche, che in sette anni sono passate dal 6,8% al 15% della popolazione studentesca totale. Dei circa 296 mila studenti in più rispetto a sette anni prima, infatti, ben 189 mila albergano negli atenei telematici. A pagare il conto è soprattutto il Sud che alla solita concorrenza interna del Centro e del Nord deve aggiungere anche quella dei CORSI A DISTANZA. L'aumento degli iscritti si distribuisce in modo disomogeneo lungo la penisola. Nel Nord l'80% degli atenei registra una crescita, al Centro 2 atenei su 3, mentre nel Mezzogiorno quasi 1 ateneo su 2 (48%) evidenzia una contrazione, con una forte riduzione nell'area economico-giuridica. Il rapporto evidenzia un incremento significativo della presenza di STUDENTI STRANIERI, raddoppiati in sette anni da 52.493 a 111.566 e pari al 5,4% degli iscritti complessivi. L'incidenza risulta più elevata nelle università non statali (8,5%) rispetto a quelle statali (6,0%), mentre nelle telematiche è marginale (1,1%). I principali PAESI DI PROVENIENZA sono Iran (12,7%), Turchia (7,7%) e Cina (6,4%), seguiti da India, Tunisia e Pakistan. Anche qui permangono marcate differenze territoriali: al Nord-Ovest si concentra il 36,3% degli studenti con diploma estero, al Centro il 28,3%, al Nord-Est il 22,5%, al Sud (isole comprese) solo il 9,9. Negli atenei statali il TASSO DI ABBANDONO tra primo e secondo anno alle lauree triennali si attesta al 13,3%, mentre nelle non statali scende al 6,4 per cento. Nelle telematiche, al contrario, sale al 18,8% (era il 13,7% nel 2018/19).

• ISCRITTI ALLA FORMAZIONE TERZIARIA
Nel confronto internazionale, l'Italia registra la seconda crescita in Europa per numero di iscritti alla formazione terziaria tra il 2019 e il 2023 (+14,4%), ma la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni si attesta al 31,6%, ancora significativamente inferiore alla media OCSE (48,4%). La distribuzione dei laureati per livello del titolo conseguito fa emergere che IL DIVARIO SI CONCENTRA SOPRATTUTTO NEI PERCORSI TRIENNALI (13,5% CONTRO IL 26,1% OCSE), mentre NELLE LAUREE MAGISTRALI (17,4%) L'ITALIA SUPERA IL LIVELLO OCSE (16,1%). Sul fronte dei NEET (18-24 anni), si osserva una riduzione di 9,6 punti percentuali tra il 2021 e il 2024, il miglior risultato in Europa. Positivo anche il dato relativo alle laureate STEM, pari al 40,3%, superiore di circa 5 punti alla media UE. Nella ricerca, l'Italia migliora la propria quota di finanziamenti in Horizon Europe (dal 9,2% al 9,4%), ma a un ritmo inferiore rispetto a Germania e Francia, che crescono con maggiore intensità, rispettivamente dal 16,4% al 17,3% e dall'11,9% al 12,4%. (F: corriereuniv.it 28.03.26). Nonostante la seconda crescita in Europa per numero di iscritti alla FORMAZIONE TERZIARIA tra il 2019 e il 2023 (+14,4%), l'Italia è ancora al 31,6% di laureati 25-34enni, contro il 48,4% della media Ocse. Un ritardo che si concentra soprattutto nei percorsi triennali (13,5% contro il 26,1% dell'Ocse), mentre nelle magistrali stiamo messi meglio della media dei paesi industrializzati (17,4% a 16,1%). Meno male che grazie all'aumento degli iscritti sono diminuiti i NEET (non sono né occupati né inseriti in un percorso di istruzione o di formazione): 9,6 punti percentuali tra il 2021 e il 2024, il miglior risultato in Europa.

• DOCENTI
I PROF UNIVERSITARI sono cresciuti del 20,9% tra il 2018 e il 2025, passando da 54.261 a 65.617 unità. Con un aumento del 9,1% della quota di ordinari e associati. Tuttavia, il sistema accademico italiano si conferma il più anziano d'Europa: il 55,4% dei docenti ha almeno 50 anni, mentre solo l'1% ha meno di 30 anni, a fronte del 22,6% registrato in Germania. Nel 2025 l'età media per diventare ordinario è di 51,7 anni. Per non parlare del gender gap. Le donne rappresentano la maggioranza tra immatricolate (55,7%), iscritte (56,8%) e laureate (57,7%), ma sono solo il 29% dei professori ordinari e il 24,5% dei rettori. Se guardiamo al RAPPORTO TRA LAUREATI E DOCENTI nelle telematiche è di 69,2 laureati per docente, a fronte di 5,1 nelle statali. Se passiamo ai requisiti di docenza, scopriamo che 6 università telematiche su 11 non soddisfano i requisiti minimi a fronte del 100% di conformità delle università statali.

• FINANZIAMENTI
Il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) ha superato strutturalmente la soglia dei 9 miliardi di euro, raggiungendo nel 2025 i 9,368 miliardi (+27,6% dal 2018), Tuttavia, l'alta inflazione degli ultimi 7 anni riduce la sua crescita reale al +7,3 per cento. E tornano i divari territoriali: il costo standard e la quota premiale risultano più favorevoli agli atenei del Nord (+33,4% Nord-Ovest, +32,2% Nord-Est), mentre le Isole registrano un incremento più contenuto (+15,9%). Nella RICERCA, il nostro Paese migliora la propria quota di finanziamenti in Horizon Europe (dal 9,2% al 9,4%), ma a un ritmo inferiore rispetto a Germania e Francia.

• PUNTI CHIAVE

Studenti universitari al massimo storico
Nord e Centro in salute, Mezzogiorno in difficoltà
Internazionalizzazione a metà
Tassi di abbandono ancora a due cifre
I nodi non sciolti nelle telematiche
Più docenti (ma troppo anziani)

F: E. Bruno, IlSole24Ore 27.03.26. corriereuniv.it 28.03.26.