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ABILITAZIONE SCIENTIFICA NAZIONALE. NE HA PARLATO E. GALLI DELLA LOGGIA NEL SUO INTERVENTO AL SENATO |
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Sia per la prima che per la seconda fascia l’“abilitazione scientifica nazionale” si è rivelata né adeguatamente scientifica né sufficientemente nazionale. La responsabilità è naturalmente di chi ha dettato le regole ma forse maggiore è la responsabilità di chi, applicando quelle regole, non ha avvertito immediatamente i risultati perversi che esse stavano producendo ma anzi ha perseverato sulla strada imboccata. Le norme stabilite dall’ANVUR per l’accesso dei candidati alla prova, così come quelle per la selezione dei commissari, si sono rivelate una frustrante, burocratica, gabbia di acciaio a base di criteri sostanzialmente formali e quantitativi, incapaci pertanto di misurare l’effettiva qualità della ricerca: e cioè l’originalità e dunque l’effettiva l’incidenza sugli studi dei suoi risultati. Nei fatti l’abilitazione – anche a causa del numero aperto dei promuovibili – ha significato il passaggio di un gran numero di candidati troppo spesso immeritevoli. I quali però, forti dell’ottenuta abilitazione, premono sulle strutture universitarie, convinti che l’abilitazione debba significare l’effettivo ingresso in ruolo. Convinzione che peraltro spesso ha successo: non già però in riconoscimento del merito, bensì quasi sempre come premio per coloro che sono in grado di far valere un rapporto precedente con questa o quel dipartimento: riducendosi dunque il meccanismo della chiamata, come sappiamo tutti, perlopiù a una mera formalità. F: E. Galli Della Loggia, Il Foglio 31.03.25.
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