Valutare la produttività scientifica sia dei valutatori sia dei valutati Stampa

È sicuramente opportuno che l'Anvur affronti il tema dei parametri per la valutazione del merito di commissari e candidati nel nuovo sistema di reclutamento, contestualmente agli altri aspetti che riguardano la qualità della ricerca, della didattica e delle strutture universitarie. Infatti, è sull'accesso alle carriere che si gioca il futuro dell'università italiana in una fase che prelude a un rilevante rinnovamento generazionale. Il coinvolgimento attivo delle comunità scientifiche è necessario, e l'Anvur lo sta gestendo; ma le stesse non hanno fornito buona prova in passato proprio nel gestire il reclutamento ed è opportuno che, almeno per un periodo transitorio, accettino qualche regola definita al loro esterno. Il ministero non è in grado di esercitare questo ruolo, perché potrebbe interpretarlo solo in una logica burocratica; l'Anvur nella sua qualità di struttura professionale specializzata nella valutazione rappresenta l'unico riferimento affidabile per questa funzione di regolatore.

La proposta formulata ha il pregio di derivare da un'idea di policy chiara, riferita all'obiettivo di elevare la qualità della produzione scientifica dei docenti italiani, considerandone il riconoscimento e la visibilità internazionale. L'idea di fondo si traduce nell'utilizzare come soglia di accettabilità per la produttività scientifica sia dei valutatori sia dei valutati il valore mediano attribuito ai professori in servizio nei vari settori disciplinari sulla base di criteri bibliometrici.

L'esclusione dalle commissioni di almeno una metà degli attuali professori ordinari rappresenta il punto qualificante di novità da salvaguardare. Si possono discutere e migliorare i particolari, ma la rigorosità della soglia di accesso per commissari e candidati rappresenta un valore di fondamentale importanza dopo i guasti dei concorsi locali dell'ultimo decennio. Si tratta di garantire una piattaforma basilare di requisiti di partenza che non infici la possibilità per le commissioni di esprimere valutazioni definitive più approfondite e fondate su criteri qualitativi e non più meramente bibliometrici.
(Fonte: G. Rebora, Il Sole 24 Ore 29-08-2011)