USA. L'insufficienza delle risorse pubbliche e la tentazione di ricorrere a investimenti finanziari anche rischiosi Stampa

Le sventure in borsa dell'Università di Harvard possono sollecitare qualche curiosità sul modo in cui le università statunitensi funzionano dal punto di vista finanziario. Il quadro oggi si caratterizza per due aspetti: i) tutte le università, quelle pubbliche e quelle private, dipendono in larga misura dal finanziamento del governo federale e, parzialmente, statale (sia pure in misura diversa: per università private come MIT e Stanford il finanziamento federale tramite progetti di ricerca è passato da una copertura pari a due/terzi dei costi, all'inizio degli anni '70, a una percentuale che nel 2004 era ormai scesa sotto il 40 per cento, mentre per le università pubbliche - come Berkeley, UCLA, Michigan, Illinois - la quota di finanziamento pubblico è rimasta sostanziosa); ii) donazioni private e patrimoni destinati a investimenti finanziari (endowment) oramai rivestono un ruolo crescente anche nel sistema pubblico, soprattutto per coprire i costi delle politiche messe in atto per raggiungere o mantenere livelli di alta qualità. La novità è che anche le università pubbliche dipendono in misura sempre maggiore non solo dalla capacità di procurarsi finanziamenti derivati da contratti per progetti o "grant", ma anche dalla costituzione di patrimoni grazie a lasciti e donazioni di filantropi ed ex-alunni (che negli Stati Uniti partecipano diffusamente e generosamente al sostegno degli atenei dove si sono formati e verso i quali sentono il dovere di sdebitarsi). E la tentazione - che non riguarda solo Harvard - di investire questi patrimoni con profili di rischio alti, per vederli aumentare in fretta di volume. Ma la lezione impartita dagli hedge-fund ora sembra destinata a suggerire strategie decisamente più prudenti.  Benché solo 5 dei 20 più importanti patrimoni finanziari universitari appartenga a università pubbliche, la tendenza alla crescita di queste ultime è stabile e la differenza tra atenei pubblici e atenei privati si va assottigliando, almeno dal punto di vista della dotazione patrimoniale. Questa convergenza non deve però trarre in inganno, visto che resta una sostanziale differenza in termini di dimensioni.

Il più importante patrimonio di università pubblica statunitense è quello della University of Texas, pari a 13 miliardi di dollari, mentre il più grande patrimonio di università privata è appunto quello dell'Università di Harvard, che ammonta a 29 miliardi di dollari. Ma l'università del Texas (che è un sistema articolato su più sedi) ha 160.000 studenti, mentre Harvard ne ha 24.000. Pertanto il rapporto, in Texas, è di 81.000 dollari di patrimomio per studente, mentre ad Harvard è di più di un milione di dollari a testa. Lo stesso vale nel confronto tra le università (pubbliche) del Michigan (115.000 dollari per studente), Berkeley o UCLA (50.000 dollari per studente) e il MIT (privato) con 570.000 dollari per studente.

Queste convergenze/differenze si traducono in un sistema di università di ricerca in cui le attività orientate alla "eccellenza" sempre di più devono autofinanziarsi attraverso fonti non pubbliche, in quanto i finanziamenti federali o statali servono a garantire solo il sostentamento basale. Il maggiore sostegno pubblico alle università pubbliche ha l'effetto di mantenere più basse le spese d’iscrizione e le tasse universitarie, rispetto a quanto richiesto dagli atenei privati. Per contro, il sistema delle università private ha una politica salariale nei confronti dei docenti più generosa, con un divario medio di circa +25 per cento rispetto agli stipendi pubblici (nel 1980 la differenza era appena il 2%).

Di qui l'impegno delle università pubbliche a incrementare i propri patrimoni, accrescendo le entrate da donazioni e lasciti, per compensare l'insufficienza delle risorse pubbliche (accentuata tra l'altro dal fatto che nel corso degli anni sono diventate più numerose le research university pubbliche che concorrono all'assegnazione dei fondi federali, e dalla competizione è derivato un calo medio dei finanziamenti assegnati per singolo ateneo).

Si capisce quanto sia forte quindi la tentazione di ricorrere a investimenti finanziari anche rischiosi pur di aumentare velocemente il volume delle risorse disponibili. Ma la lezione che gli hedge-fund hanno impartito a Harvard sembra destinata a lasciare il segno, suggerendo per il futuro una strategia d’investimento decisamente più prudente.
(Fonte: G. Salvadori, Il Sole 24 Ore 09-08-2011)