IL NUMERO PROGRAMMATO NELLE ARGOMENTAZIONI DEL RETTORE DEL POLIMI Stampa

«Agli studenti che entrano siamo in grado di garantire un percorso di studi di qualità. Spesso ci lamentiamo che le imprese non trovino abbastanza ingegneri e designer, in realtà non trovano ingegneri qualificati», puntualizza il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta. «Se io raddoppiassi il numero di studenti, non sarei in grado di soddisfare le loro esigenze. Oggi uno studente costa in media circa diecimila euro l'anno. In Germania questa cifra è circa cinque volte tanto. Parlare di aumentare i numeri, senza poi dedicare a questo un finanziamento deputato in termini di spazi e di aule, significa non porre il problema nei giusti termini. Il numero consente di offrire ai ragazzi laboratori oggi sempre più importanti - perché l'esperienza pratica è parte fondamentale dell'insegnamento -, borse di studio, residenze, percorsi all'estero e visite progettuali in aziende. Raddoppiare i numeri vorrebbe dire raddoppiare gli spazi, il corpo docente, iniziative».
No dunque all'abolizione del numero chiuso. «Un tema su cui si può ragionare - chiarisce Resta - però per me la scuola superiore deve preparare per arrivare all'università, quindi non vedo perché non valutare con un test la preparazione dello studente alla fine della scuola superiore. Abolire il numero chiuso vorrebbe dire delegittimare la scuola secondaria. Quello che dobbiamo fare invece è distribuire gli studenti sul territorio. Abbiamo ora università che soffrono perché hanno numeri troppo elevati e università che non hanno questo problema. Se vogliamo un raddoppio o un 20 per cento in più di ingegneri o laureati Stem, dobbiamo prendere una decisione e stanziare le risorse necessarie per questo». Il test d'ingresso, secondo il rettore, non è concepito per valutare la competenza, ma l'attitudine dello studente, come sembra dimostrare l'alta correlazione fra buoni risultati al test d'ingresso e un percorso universitario di successo. (Fonte: M. P. Ceci, IlSole24Ore 08-04-19)