Nella “Concorsopoli” è mancato il dolo intenzionale Stampa

Professori dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna finirono in tribunale e furono coinvolti gli atenei di Bologna, Verona e Brescia. Uno scandalo senza precedenti che si conclude con una serie di proscioglimenti perché il fatto non sussiste. Il grande processo Concorsopoli, che sembrava potesse aprire uno squarcio su un probabile mondo sommerso dei concorsi universitari, è stato praticamente annullato con la decisione presa dal Tribunale di Bologna. Sono rimaste solo poche accuse marginali. I concorsi, infatti, della facoltà di Medicina di Bologna, Brescia e Verona non sarebbero stati vinti a tavolino con accordi sotto banco, e i professori non avrebbero pilotato e gestito liberamente le cattedre dell’università. Il Tribunale ha depositato le motivazioni in udienza, specificando che “premesso che in tutte le fattispecie gli imputati sono stati rinviati a giudizio per il delitto di abuso d’ufficio per avere contribuito, con modalità diverse e al di fuori dell’operato delle commissioni esaminatrici, al conferimento di posti di professore associato a determinati candidati. Non sono tuttavia indicati elementi descrittivi di condotte finalizzate a favorire candidati che gli imputati considerassero non meritevoli del posto a concorso”. Nessun elemento, dunque, per provare condotte improprie che possano aver favorito candidati non meritevoli. “Manca quindi – continuano i giudici – l’elemento soggettivo richiesto, ossia il dolo intenzionale volto a pregiudicare, da un lato candidati più meritevoli, e dall’altro il superiore interesse pubblico dato dalla copertura del posto da parte di soggetti all’uopo titolati”. “Va inoltre rilevato che alcuni imputati sono stati chiamati a rispondere di abuso d’ufficio – si legge – pur non essendo componenti delle commissioni d’esame”.

Per arrivare ad una condanna dei commissari dei concorsi universitari che abbiano favorito questo o quel candidato, sarebbe stato necessario provare che il vincitore finale non era il migliore e che, dunque, altri candidati più meritevoli fossero stati ingiustamente esclusi (patendo un danno) e che si fosse così pregiudicato l'interesse pubblico ad avere professori capaci e competenti. Ma questo non e' stato dimostrato dalla Procura di Bologna. E' con queste motivazioni che i giudici del Tribunale collegiale di Bologna hanno 'bocciato' la teoria accusatoria alla base della maxi-inchiesta di 'Concorsopoli', relativa al presunto pilotaggio dei concorsi universitari tra Bologna, Verona e Brescia. Per i giudici il reato di abuso d'ufficio (ipotizzato dal pm per i favoritismi al candidato di turno nei diversi concorsi finiti sotto processo) necessita di un "dolo intenzionale", che nel caso di Concorsopoli non e' stato provato dall'accusa che avrebbe dovuto dimostrare che i commissari agissero consapevoli di privilegiare candidati meno meritevoli di altri e che, facendolo, causassero un danno a chi ne avrebbe avuto diritto. Ecco perché i giudici ritengono che "il fatto non sussista", formula con cui hanno bocciato l'ipotesi di pilotaggio per tutti i concorsi a cattedra finiti nel processo. Manca, si legge nelle motivazioni, la "doppia ingiustizia" che si deve verificare nell'abuso d'ufficio: da un lato quella della condotta fuorilegge dell'imputato, dall'altro quella del danno o vantaggio patrimoniale (arrecato a qualcuno a cui non spettava).
(Fonti: www.ilfattoquotidiano.it 05-07-2011; www.ilrestodelcarlino.it 05-07-2011)