Confronto Italia-Corea del Sud Stampa
La cultura nell'era della conoscenza è la principale fonte di crescita economica. Non è vero che in Italia ci sono troppi laureati. E non è vero che i giovani laureati italiani hanno più difficoltà a trovare lavoro. Basta spulciare gli ultimi rapporti dell'Ocse su università e ricerca e prendere ad esempio un paese, la Corea del Sud, che solo trenta anni fa era più povera dell'Italia (il reddito medio di un coreano nel 1980 era di 2.300 dollari, contro i 9.000 di un italiano) e aveva un tasso di giovani laureati inferiore. Ebbene oggi in Corea il numero di giovani di età compresa tra, i 25 e i 34 anni con una laurea in tasca sfiora il 60%: la più alta percentuale al mondo. Contro il 40% della media Ocse. Quanto all'Italia solo il 20% dei giovani in questa fascia di età ha una laurea. La metà della media dei paesi avanzati. Un terzo della Corea. Nel medesimo tempo gli investimenti coreani in ricerca e sviluppo hanno superato i 42 miliardi di dollari l'anno, pari al 3% del Pil. Il che fa della Corea il quinto paese al mondo sia per investimenti assoluti sia per intensità di ricerca. L'Italia investe in ricerca meno della metà: 18,7 miliardi di dollari, 11,10/0 del Pil. La politica dell'alta educazione diffusa e della ricerca spinta ha arricchito la Corea. La cui economia, tra il 1985 e il 2005, è aumentata in media del 5,7% annuo: la crescita più sostenuta al mondo dopo quella della Cina. Oggi un coreano, con un reddito di 29.800 dollari l'anno, è più ricco di un italiano (29.400). I laureati in Corea trovano lavoro. In Italia, a 5 anni dalla laurea, oltre il 20% non ha ancora un lavoro. Ma tra i giovani che non hanno una laurea il tasso sfiora il 30%. Anche in Italia, dunque, la laurea serve.
(P. Greco, L’Unità 11-01-2011)