CREARE UN’AGENZIA DELLA RICERCA Stampa

Nell'ottobre 2014 la Commissione ricerca del Senato individuava nella riduzione delle risorse e nella mancanza di una strategia coordinata le principali criticità del sistema pubblico della ricerca. Sul fronte risorse si chiedeva al governo l'impegno a varare un piano pluriennale di rifinanziamento per centrare gli obiettivi europei per il 2020. Sul piano dell'efficienza si suggeriva di creare un'Agenzia della ricerca, per evitare la frammentazione, coordinare le scelte e garantire l'indipendenza della ricerca e dei suoi apparati dalla pubblica amministrazione e dal decisore politico. La richiesta di un'Agenzia non è una novità. Il motivo è semplice: le risorse pubbliche che l'Italia stanzia per la ricerca scientifica, oltre ad essere «briciole», sono parcellizzate e spalmate su diversi ministeri. Inoltre – con rare eccezioni - non perseguono obiettivi strategici comuni, né adottano gli stessi criteri di merito o di valutazione. Non si può più andare avanti così. Non è previsto dall'etica pubblica liberale che un ministero (legittimamente) decida di assegnare i soldi della ricerca a un proprio ente il quale poi, senza alcun bando, negozia arbitrariamente le erogazioni con i beneficiari. Né si possono tollerare i meccanismi «a sportello», dove lo studioso si reca presso il ministero in qualsiasi momento dell'anno per farsi finanziare. In alcuni casi i bandi ancora esistono ma, dopo anni di carestia, le domande sono in numero tale da rendere la valutazione una lotteria. La bocciatura raggiunge fino al 90% delle proposte, con giudizi a volte poco pertinenti e il finanziamento, laddove arriva, risibile. (Fonte: E. Cattaneo, La Stampa 13-07-17)