Gelmini: “Epocale la nostra riforma” Stampa

“Abbiamo deciso di intervenire in maniera radicale perché i problemi dell’università sono sotto gli occhi di tutti. Se noi davvero siamo consapevoli di essere nella società della conoscenza, dobbiamo fare un grandissimo investimento sulla formazione. Prima dell’aspetto economico si deve ragionare su quali sono i mali dell’università. Il nostro disegno di legge di riforma consta di due parti sostanziali: il reclutamento e la gestione dell’università. È un provvedimento epocale perché è organico, cambia l’impostazione dell’università, cercando di alzare l’asticella della qualità. Non più sull’anzianità e sullo scorrere del tempo e, invece, sui risultati ottenuti”. Così Mariastella Gelmini sul palco dell’Audi Palace, durante l’incontro intitolato “Il futuro passa dall’università”, in cui si è confrontata con l’economista Francesco Giavazzi e la direttrice del settimanale A, Maria Latella. “La nostra riforma universitaria – ha aggiunto il ministro – punta a disincentivare un sistema di nepotismo. Questi casi di raccomandazioni, in realtà sporadici, finiscono sui giornali gettando discredito su tutta l’università, anche su quella parte che invece ottiene ottimi risultati. Sono convinta che introdurre un limite di due mandati possa aiutare ad avere rettori più giovani, un maggior ricambio e anche una maggiore trasparenza. Mentre a oggi abbiamo tanti concorsi locali per l’ottenimento del posto di professore, che a volte avvengono in maniera sospetta, con la nostra riforma ci indirizzeremo verso un sistema di reclutamento nazionale. Saranno poi le singole università ad avere la possibilità di chiamare i docenti, sulla base dei risultati ottenuti su base nazionale. Questo sistema è troppo ingessato, dobbiamo introdurre ossigeno, aprendo al sistema, dove la selezione deve avvenire sulla base della capacità, della preparazione, delle pubblicazioni, con concorsi che premino i più bravi”. Inoltre, le risorse non saranno più distribuite “a pioggia”, ma con un criterio ben preciso: il merito. “Con il direttore della ricerca stiamo anche recuperando delle risorse dai fondi PON (solo a disposizione di Calabria, Campania, Puglia e Basilicata), circa 400 milioni di euro. Ma il problema rimane: come s’investono queste risorse”. Alla domanda di Giavazzi sul perché lo Stato permetta che famiglie anche molto abbienti paghino solo 2-3000 euro all’anno per l’istruzione universitaria dei figli, la Gelmini ha risposto così: “Faccio parte di un governo che si è proposto di abbassare le tasse, quindi sono contraria ad alzare le tasse universitarie. Prima di mettere mano al sistema delle tasse, c’è bisogno di una riprogrammazione. I presidenti di provincia che si entusiasmano per avere una sede distaccata hanno poi serie difficoltà a mantenere in salute l’ateneo. Il problema di equità posto da Giavazzi è interessante, ma oggi, prima di tutto, dobbiamo tagliare tutti gli sprechi e tutti quei corsi che sembrano inutili, che sfornano disoccupati”. (Comunicato stampa, “Cortina InConTra” 2010)