CONFERMARE E RAFFORZARE IL VALORE LEGALE DELLA LAUREA TRIENNALE Stampa

Le chiacchiere su università di serie A e di serie B, come tutte le posizioni massimaliste, contribuiscono a nascondere i veri problemi. Io credo che sia necessario incrementare il numero dei laureati e che per questo sia opportuna una maggiore concentrazione degli sforzi e delle risorse di docenza sul primo livello di laurea. Se la distribuzione delle risorse seguisse le necessità didattiche, questa maggiore concentrazione dovrebbe prodursi automaticamente se solo una minoranza dei laureati proseguisse con la laurea magistrale. Questo effetto avrebbe luogo se venisse confermato e rafforzato il valore legale della laurea triennale. Ad esempio bisognerebbe esigere che le amministrazioni pubbliche, in ottemperanza a disposizioni già in vigore, evitassero di richiedere la laurea magistrale nei concorsi per posizioni non dirigenziali e consentissero comunque ai laureati triennali che hanno all’attivo cinque anni di impiego nelle pubbliche amministrazioni la partecipazione ai concorsi per posizioni dirigenziali. Un intervento analogo di valorizzazione delle lauree triennali potrebbe essere disegnato per l’accesso agli ordini professionali per le professioni non regolate in sede europea. Infine si potrebbe consentire ai laureati triennali di concorrere per l’ammissione ai TFA, cioè al tirocinio per l’insegnamento. Bisognerebbe anche resistere alla tentazione di conferire valore legale al dottorato di ricerca. (Fonte: A. Figà Talamanca, commento a un articolo di De Nicolao su Roars 19-02-2015)