FINANZIAMENTI. SVILUPPI DELLA LEGGE DI STABILITÀ PER IL 2013. Stampa

Lunedì sera (12-11-12) la situazione è precipitata in Commissione Bilancio. Dopo una sequela di promesse, presenti nella prima versione del DDL, agli Atenei nulla è stato dato.
È del tutto evidente che quando in Europa si spende mediamente il 2,1 del Pil in ricerca (il 2,2 in Francia, il 2,8 in Germania) si sta finanziando lo sviluppo. Dalla crisi si esce solo favorendo l'innovazione e investendo in quel capitale d'intelligenze che dell'innovazione è l'asse portante. Ma le risorse per ricerca e sviluppo in Italia sono appena l'1,26% del Pil, la metà della media europea. Dobbiamo competere nel mercato internazionale. E a questa competizione ci arriviamo già in crisi profonda. Con meno risorse, meno personale, docenti più anziani e meno studenti. Nel 2008 l'allora Ministro delle Finanze pianificò un taglio progressivo pluriennale del Fondo per le Università. Siamo passati dai 7,5miliardi di euro del 2009 ai 7miliardi del 2012. Sulla quota fissata da Tremonti per il 2013, il governo non intende intervenire: dai 7miliardi del 2012 precipiteremo a 6,5 con un calo di più del 6% rispetto al 2012 (e del ben -13% rispetto al 2009). Una vera e propria catastrofe, insostenibile per il sistema universitario, già duramente provato da provvedimenti restrittivi e da tagli su borse post lauream, borse di studio, fondi per la ricerca, fondi per l'internazionalizzazione, tagli sull'acquisto di materiali e attrezzature. Questo è ciò che si annuncia in Commissione Bilancio. L'unico segnale, certo apprezzabile, è che si sia ritagliata dal «fondo Catricalà» una piccola quota per il diritto allo studio pari a 50mln di euro. Ma alle Università nulla. E così, per la prima volta nella storia degli atenei italiani, le spese stipendiali saranno pari al 95% dei trasferimenti dallo Stato. Con conseguenze facilmente immaginabili sui beni intermedi che nell'Università significano servizi, infrastrutture per la ricerca e la didattica: non solo molti bilanci non si chiuderanno ma formazione e ricerca ne risentiranno in modo esiziale. È stato più volte detto che servono 400 milioni di euro per riallineare il finanziamento universitario del 2013 al 2012. Non per incrementarlo - si badi - ma solo per riallinearlo all'anno corrente. Niente. Da questa situazione occorre trarre le debite conseguenze: il problema non è più di numeri, ma schiettamente politico. Non si vuole assegnare a Università e Ricerca il ruolo che altrove nel mondo industrializzato gli compete? Non si vuole favorire il ricambio dei giovani ricercatori?
(Fonte: M. Mancini, presidente CRUI, L’Unità 14-11-2012)