UK. IL PROCESSO DI VALUTAZIONE PERVASIVA NELLE UNIVERSITÀ Stampa

Il processo di valutazione nelle università inglesi è sicuramente a livello globale quello più esteso e strutturale. Esso opera continuamente nella vita delle università inglesi sotto forme diverse, ma sostanzialmente implica una produzione continua di una scia di documentazione che mira ad assicurare l'uniformazione a protocolli che definiscono tutti gli aspetti dell'insegnamento e della ricerca: ogni momento della vita universitaria (dalla frequenza degli studenti agli incontri tra relatori e «tesisti») è documentato e controllato. Un esteso sistema di controlli trasversali sottopone a esame esterno tutti gli aspetti della didattica (dai nuovi corsi ai risultati annuali dei singoli corsi di laurea, con imposizione di procedure di double marking, campionatura della produzione degli studenti). Ma soprattutto abbiamo i grandi esercizi periodici di valutazione della ricerca di dipartimenti e università che si abbattono sul sistema universitario inglese con cadenza quasi quinquennale. Questo complesso sistema valutativo (il «Research Assessment Exercise» che ora è diventato il «Research Excellence Framework») è stato introdotto in tempi di grandi investimenti nell'università pubblica e nella ricerca cui ha corrisposto un boom del numero di studenti iscritti ai vari gradi della formazione universitaria (dalle lauree triennali ai dottorati di ricerca). A questo si aggiungono le aggressive attività di franchise e marketing delle università inglesi in Asia, un notevole incremento di studenti d'oltremare e la notevole espansione di corsi più o meno brevi rivolti a una forza lavoro che si suppone in «formazione continua». Si è trattato cioè di un sistema valutativo complesso cresciuto in tempi di «vacche grasse». In questo già si verifica l'inesorabile gap che separa l'emergere del sistema valutativo inglese da quello italiano, che invece si appresta alla valutazione in una situazione di sottofinanziamento emergenziale dettato dall'austerity. La valutazione, infatti, implica dei criteri attraverso cui operare un'opera di differenziazione pervasiva in grado di produrre delle «classifiche» che mirano a determinare il valore del singolo individuo, del dipartimento, dell'ateneo e del sistema universitario nel suo complesso. Nella valutazione pervasiva all'inglese è incarnato un principio quasi borsistico di modulazione del valore che si realizza nel famoso sistema di ranking. Non è un caso che la misura della valutazione della ricerca si sia inesorabilmente spostata verso i finanziamenti che il singolo, il dipartimento o l'ateneo è capace di procurare all'istituzione. La valutazione inglese cioè valuta sempre più in maniera predominante la capacità degli atenei di autofinanziarsi.
(Fonte: T. Terranova, Il Manifesto 06-11-2012)