PROFESSIONI SANITARIE E UNIVERSITÀ Stampa

I testi di legge citati escludono la professione medica dalle disposizioni in essi contenute relative alla formazione permanente dei professionisti ed escludono tutte le professioni sanitarie anche dalle nuove disposizioni relative ai tirocini abilitanti, confermando al riguardo alla normativa vigente. Le professioni sanitarie sono state interessate negli ultimi anni da molteplici cambiamenti che configurano un processo di riforma parallelo, che procede autonomamente. Negli anni passati, sull’onda della legge di riforma degli studi superiori, in particolare il dm 270/2004, si è accentuato il processo di professionalizzazione delle occupazioni sanitarie, grazie anche all’inserimento nel corso di studi universitari di un’elevata quota di crediti formativi riservati ad attività’ professionalizzanti (tirocini, etc.). Tutto ciò vale per le lauree sanitarie (infermieristica, fisioterapia, etc.), in cui la laurea è anche professionalizzante con conseguente possibilità’ per il laureato di iscriversi immediatamente agli albi o alle associazioni professionali; ma questo processo sta interessando anche la laurea in medicina, che al momento non è professionalizzante in quanto l’iscrizione all’albo prevede un tirocinio post-laurea e il superamento dell’esame di stato.
Oggi il mondo sanitario è attraversato da progetti di riforma resi necessari soprattutto dal progressivo invecchiamento della popolazione e da costi sanitari diretti ed indiretti sempre più’ elevati. Questi fattori inducono a una valutazione complessiva sulla tenuta del sistema sanità’, anche attraverso la proposizione di nuovi modelli organizzativi, e quindi di diverse o differenziate professionalità. La necessità di creare professionisti spendibili in un mercato del lavoro costantemente in evoluzione comporta però’l’identificazione di quali soggetti debbano garantire la formazione, in particolare quella post-laurea. La recente proposta di accordo Stato-Regioni per rivalutare il rapporto tra la professione medica ed alcune professioni sanitarie (in particolare quelle dell’infermiere), ha aperto un acceso dibattito relativo non solo alla definizione degli specifici ambiti professionali, ma anche alla attribuzione delle responsabilità’ formative. La proposta che un apposito tavolo tecnico sta elaborando ridisegna il rapporto tra medici e infermieri attribuendo a questi ultimi competenze ed atti oggi effettuati dai medici, pur lasciando ai primi la titolarità di queste competenze. La preparazione per queste nuove funzioni avverrebbe attraverso una formazione post-laurea svolta dal SSN, riconoscendo in tal modo una funzione didattica e di ricerca alle aziende sanitarie. La proposta ha suscitato un forte scontento all’interno delle associazioni professionali sanitarie e al momento ha subito una battuta d’arresto.
La normativa sui tirocini e i nuovi progetti di professionalizzazione che circolano in ambiente sanitario chiamano in causa l’università’ ad un duplice livello. L’anticipazione dei tirocini è un’occasione per colmare quelle lacune che sono imputate all’università, alla quale si rimprovera di non preparare adeguatamente al mondo del lavoro. Il tirocinio semestrale abilitante può essere un’opportunità per gli studenti e per gli stessi corsi di laurea per costruire uno scambio tra università e mondo del lavoro che funzioni in entrambe le direzioni.  Alcuni atenei si sono mossi già da qualche tempo in questa direzione. Ad esempio il corso di laurea in Economia e professioni della facoltà di Economia di Bologna è riuscita a costruire un percorso integrato tra laurea specialistica/magistrale e svolgimento del tirocinio post-laurea, facendo coincidere il biennio universitario con due dei tre anni di tirocinio allora previsti per diventare dottori commercialisti; la facoltà di Medicina di Bologna ha dal canto suo stipulato un accordo con l’Ordine dei medici di Bologna per far effettuare agli studenti un tirocinio pre e post- laurea presso gli ambulatori dei medici di famiglia. In entrambi i casi i corsi di laurea hanno svolto un’azione propositiva gestendo l’accordo con gli ordini provinciali e monitorando l’efficacia del tirocinio.
Per le professioni sanitarie la posta in gioco è ancora maggiore perché il rischio che si prefigura è quello di una delega dell’università ad altre agenzie dei compiti formativi che dovrebbero esserle propri. Entrambi i casi possono rappresentare un’opportunità solo se l’università’ sarà’ in grado di far valere le sue competenze, sviluppando sinergie con il mondo delle professioni da un lato e con il SSN dall’altro in modo organizzato e strutturato. Qualora questo non avvenisse, lo spazio della formazione universitaria verrebbe progressivamente a ridursi. L’università’ non può essere responsabile di tutti i livelli della formazione; ciò non toglie che debba essere un interlocutore autorevole e credibile con il mondo del lavoro e delle professioni in quanto garante della qualità formativa nei confronti degli studenti.
(Fonte: D. Festi, M. Malatesta, nelmerito.com 30-05-2012)