RICERCATORI. PROSPETTIVE CON O SENZA TENURE Stampa

Nel sistema italiano attuale il ricercatore, se non ufficialmente ma sicuramente nei fatti, è pensato per essere inserito in un gruppo. Questo può avvenire grazie ad una dinamica virtuosa: esiste un gruppo che ha un leader senior, generalmente professore ordinario, che dirige un certo numero di persone, laureandi, dottorandi, ricercatori, tecnici, professori associati, e in questo gruppo s’inserisce la ricerca del ricercatore neo-assunto. Quest’organizzazione del lavoro scientifico, basata su gruppi con un leader senior e una serie di figure intermedie, anche a tempo indeterminato, è simile a quella tedesca e francese (con certe differenze ovviamente).
Il sistema americano invece prevede l’esistenza di un gruppo per ogni permanente e quindi chi è assunto con il sistema tenure è un professore (assistant professor) leader del proprio gruppo, cui viene assegnato un finanziamento per cominciare (starting grant), con cui deve comprare le apparecchiature, pagare dottorandi e post-doc, per i cinque-sei anni di «prova». Anni in cui dovrà darsi da fare non solo direttamente nella ricerca ma (soprattutto) per cercare altri finanziamenti (il sistema non è perfetto e ne discutono anche in USA).
Quale di questi due modelli si vuole istaurare in Italia? E infine: si attiveranno (o si stanno attivando) veramente i contratti con tenure? Molte università non hanno a oggi i fondi per attuare realmente la riforma, e stanno quindi bandendo solo posti senza tenure, spesso a persone con un’ottima esperienza che meriterebbero di poter sperare in una tenure alla fine del contratto. Purtroppo, come sempre, in Italia l’instabilità e la fluttuazione normativa rendono molto difficile qualsiasi programmazione. Ma forse sarebbe utile, poiché è in gioco la vita di molti ricercatori di buona volontà, che si chiarisse, e in fretta, che cosa chiediamo a questi nuovi ricercatori a tempo determinato e che si definisse quando ci saranno per i migliori di loro posti di professore associato, e non per promuovere solamente i vecchi ricercatori. È necessario, insomma, che si pensi strategicamente al futuro del sistema di ricerca nelle nostre Università.
(Fonte: R. Spezia, imille.org 25-04-2012)