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23 Dicembre
I nuovi requisiti per i corsi di studio decorreranno dall’A.A. 2011/2012 PDF Stampa E-mail
Il ministro Gelmini in una nota (numero protocollo 128/2010 del 20-12-10 http://attiministeriali.miur.it/anno-2010/dicembre/nota-20122010.aspx) inviata a tutta la rappresentanza del mondo accademico (CRUI, CUN, CNSU, CNVSU, CODAU) chiede che i nuovi requisiti necessari per i corsi di studio (contenuti nel DM 17 del 22/09/10) trovino “applicazione a decorrere dall'anno accademico 2011/2012” - perché “un ulteriore loro differimento potrebbe avere effetti negativi sul processo di riordino dell'offerta formativa”. Essere in pista per partire il prossimo anno accademico significa, di fatto, per gli atenei essere pronti per gennaio 2011 data entro la quale ogni anno è presentata la nuova offerta formativa.
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Le spese per il diritto allo studio in Italia e in altri paesi PDF Stampa E-mail
Sul fronte del diritto allo studio iniziamo con un dato sintetico, la spesa per il sostegno finanziario degli studenti universitari (laurea e post-laurea) dal 2002 al 2007 in Italia e in un gruppo di paesi di riferimento. Questo dato, riassunto nella figura sotto, proviene dalla banca dati sull'istruzione di Eurostat, e concerne il prodotto interno lordo dei paesi rappresentati.
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La proliferazione delle sedi periferiche degli atenei PDF Stampa E-mail

Negli ultimi venti anni, il sistema universitario italiano è stato caratterizzato da una significativa proliferazione delle sedi universitarie. Da 63 sedi all'inizio degli anni ’90 se ne contano 89 nell’anno accademico 2009/2010. Insieme alle sedi universitarie è esploso anche il numero dei corsi di laurea, naturalmente. È vero che attivare un nuovo corso di laurea in una sede esistente non costa niente, ma assorbe comunque risorse: i corsi di laurea hanno presidenti che li gestiscono, docenti che vi insegnano, eccetera. Solo negli ultimi dieci anni si è passati da 3463 a 5769 corsi con iscritti al primo anno. La sezione statistica del Miur riporta questi e altri dati di interesse.

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La Gran Bretagna alza le tasse universitarie ma le farà pagare dopo la laurea PDF Stampa E-mail

Noi alzeremo le tasse universitarie dalle correnti 3.290 sterline l'anno a una soglia di base di 6.000 sterline. In circostanze eccezionali, alcune università potranno addebitare una cifra fino a 9.000 sterline. Questo è il massimo assoluto. Ma né gli studenti né i loro genitori pagheranno un solo centesimo in anticipo.

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L’intoccabilità del monte salari genera le disfunzioni degli atenei PDF Stampa E-mail

Anche Paesi più solidi del nostro, come il Regno Unito, sono costretti a tagliare pesantemente la spesa pubblica e in particolare i fondi per l’istruzione e la ricerca. Ma all’estero, gli atenei hanno margini di flessibilità più ampi dei nostri per fronteggiare con traumi minori la riduzione dei finanziamenti. In primo luogo, la possibilità di diminuire la spesa complessiva per i dipendenti ossia il “monte salari”, che è dato dal prodotto di ciascun livello retributivo per il numero di lavoratori che lo percepiscono. In secondo luogo, e ancor più importante, la possibilità di modificare liberamente, ma in direzioni opposte per il monte salari dato, i livelli retributivi e il numero di lavoratori corrispondenti. Purtroppo, né la riforma Gelmini né le proposte dell’opposizione affrontano questo problema centrale per il sistema universitario italiano. Senza una sua soluzione, anche i piccoli passi avanti introdotti dalla riforma non potranno generare effetti davvero positivi.

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