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IN ITALIA C’È UN MERCATO DEL LAVORO CHE ASSORBE «CON DIFFICOLTÀ E LENTEZZA ANCHE IL GIOVANE CAPITALE UMANO PIÙ FORMATO» PDF Stampa E-mail

L'ISTAT sottolinea che il vantaggio occupazionale «di un laureato rispetto a chi ha raggiunto al massimo la licenza media è di 29 punti percentuali», tuttavia le opportunità di lavoro «in Italia sono inferiori anche per i livelli di istruzione più elevati: ...la differenza si riduce solo col crescere dell'età e si annulla nelle fasce più mature, dai 50 anni in su». L'Istituto di statistica aggiunge che il confronto con l'Europa conferma «come siano evidenti le criticità che caratterizzano la transizione dal percorso formativo al mercato del lavoro. I differenziali Italia-Ue27 nei tassi di occupazione dei 20-34enni che hanno conseguito il titolo 1-3 anni prima sono pari a -22,3 punti tra i diplomati e -19,6 punti tra i laureati». Pertanto è chiaro che in Italia c'è un mercato del lavoro che assorbe «con difficoltà e lentezza anche il giovane capitale umano più formato». Insomma, i giovani ‒ teoricamente quelli preparati alle nuove esigenze funzionali, digitali e tecnologiche ‒ restano i più svantaggiati. Per giunta, i neolaureati italiani sono, quando trovano lavoro, tra i meno pagati d'Europa: mediamente arrivano a poco più di 28.000 euro annui lordi, secondo la società di consulenza Mercer, citata dal Corriere della sera. Per farsi un'idea, in Francia si arriva a 35.000, a 50.000 in Germania e a 79.000 in Svizzera. I nostri laureati non sono soltanto scarsi, sono anche poco valorizzati sul fronte degli stipendi. (F: M. Brando, www.treccani.it/ 05.01.22)