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SISTEMA UNIVERSITARIO E RICERCA IN ITALIA. DATI A CONFRONTO CON ALTRI PAESI EUROPEI PDF Stampa E-mail

Sono circa 1.800.000 gli studenti che accoglie il nostro sistema delle università, 31 ogni 1000 abitanti contro i 39 della media europea a cui sono allineate Francia e Germania. La stessa distanza rispetto a benchmark europei è evidente per altri parametri. Siamo ultimi tra i Paesi OCSE con il 28% di 25-34enni con diploma di formazione terziaria (laurea, tecnico superiore, alta formazione artistica) rispetto al 44% della media europea. Abbiamo 20,4 studenti per docente, un rapporto ampiamente superiore a quello di Francia (16,2), Germania (12,2) e media europea (15,4). Investiamo per l'educazione terziaria lo 0,75% del PIL contro l'1,23% e l'1,25% di Francia e Germania, e la spesa annua per studente è circa 9000 euro rispetto a 13000 della media europea. Allo stesso tempo, e non stupisce perché le università per competere devono finanziarsi, i nostri studenti pagano un contributo medio annuo di 1345 euro rispetto a 350 in Francia e 50 euro in Germania. Da questi contributi le nostre università pubbliche raccolgono ogni anno oltre 1,5 miliardi di euro, indispensabili ma drenati alle famiglie, molte delle quali si troveranno in sempre maggiore difficoltà nel prossimo futuro. I dati sul finanziamento alla ricerca non sono diversi. Con l'1,39% di investimento sul PIL rispetto al 2,2% e 3,13% di Francia e Germania, l'Italia è ben lontana nel settore industriale (0,86% contro 1,44% e 2,16%) e pubblico (0,5% contro 0,73% e 0,98%).
I naturali effetti sono l'esiguo 0,58% di ricercatori sulla popolazione attiva, rispetto all'1% di Francia e Germania e 0,83% della media europea, e 33% di impiegati ad alto valore di conoscenza sul totale della forza lavoro contro il 40% in Francia, 37,3% in Germania e 36,3% in Europa. Peggio ancora se guardiamo alle richieste di brevetto ogni 1000 abitanti: 0,06 in Italia, 0,11 in Francia, 0,22 in Germania. La relazione di febbraio 2020 della Commissione Europea sull'Italia fotografa il divario drammatico causato da queste criticità e sottolinea la necessità e urgenza di investimenti. Potremo continuare ad elogiare le potenzialità del nostro capitale umano laureato, che peraltro continua ad emigrare, ma senza un intervento deciso quelle potenzialità non troveranno un'università accessibile, inclusiva e internazionale in cui esprimersi per sostenere un sistema di ricerca competitiva e ad alto impatto. (F: M. Bugliesi, M. Degli Esposti. G. Lauria Pinter, CorSera Opinioni 29.01.21)