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TRASFORMAZIONE DIGITALE E INTEGRAZIONE FRA UOMO E ROBOT NELLA VITA QUOTIDIANA PDF Stampa E-mail

I Paesi come la Cina che credono nella Quarta rivoluzione industriale scommettono sulla trasformazione digitale e sull'integrazione fra uomo e robot nella vita quotidiana. La quarta rivoluzione industriale avviene nel cyberspace in cui Intelligenza artificiale, telecomunicazioni e cloud producono dematerializzazione dei servizi offerti ma si riflette anche nella realtà fisica popolata da robot, sempre più connessi al mondo virtuale ma operativi in modo integrato con le persone.
L'anno scorso la Cina ha installato 138mila robot, 1/3 del totale mondiale. Numero superiore alla somma di quelli acquistati da Giappone (47mila), Sud Corea (39mila), Usa (33mila) Germania (21mila). In classifica seguono Taiwan, Vietnam e Italia, che nel 2017 ha arruolato 7.700 automi industriali, quasi il doppio della Francia a quota 4.900.
Le tecnologie abilitanti per l'automazione del futuro comprendono robotica, intelligenza artificiale, telecomunicazioni, data storage, ma anche i fattori umani saranno decisivi per realizzare l'integrazione fra uomo e robot. Saranno importanti le competenze dei laureati nelle materie scientifiche e tecnologiche ma anche quelle degli umanisti che sappiano introdurre contenuti e cultura nei nuovi prodotti per renderli davvero a misura d'uomo. L'Italia è una potenza industriale che parte da una posizione di forza nel campo dell'automazione e può giocare un ruolo importante. Ma sarà necessario colmare il divario sul numero di laureati qualificati rispetto agli altri Paesi europei. I recenti dati sull'andamento del piano Industria 4.55 dimostrano che a fronte di un grande investimento in macchinari ancora le imprese italiane non hanno affrontato fino in fondo la sfida della trasformazione digitale investendo nella formazione del personale e nella riorganizzazione necessaria per poter essere pronti a realizzare il salto di qualità. Dobbiamo fare presto, perché dalle rivoluzioni del passato abbiamo certamente capito che uno degli effetti principali di queste discontinuità tecnologiche è proprio sulla scuola, sull'istruzione e sulla conoscenza. Senza questi pilastri la costruzione di Industria 4.0 rischia di essere troppo fragile. (Fonte: C. Carrozza, Corr Innov 23-12-18)