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TRE MOTIVI PER CUI NON CONVIENE ABOLIRE IL VALORE LEGALE DELLA LAUREA PDF Stampa E-mail

Chi oggi si laurea nel nostro Paese, fra tante incertezze, può contare su una sicurezza di fondo: il suo titolo di studio gli offre, almeno formalmente, le stesse opportunità che hanno tutti gli altri laureati in quella stessa disciplina. Non fa differenza che il sudato pezzo di carta sia stato conseguito a Torino o a Palermo, a Milano o a Roma. Qualcuno potrà però obiettare che non tutte le università sono uguali: alcune sono più serie, più difficili, preparano meglio di altre. E allora perché non abolire il valore legale del titolo di studio? In questo modo sarà possibile esplicitare le differenze esistenti e, anzi, spingere gli atenei a confrontarsi e migliorarsi costantemente, in un circolo di competizione virtuosa. Rispetto a questo scenario, ci sono (almeno) tre questioni che vale la pena considerare.
La problematicità delle graduatorie universitarie. Come evidenziano i sociologi Wendy Espeland e Michael Sauder nel recente libro "Engines of Anxiety. Academic Rankings, Reputation, and Accountability", i ranking accademici negli Stati Uniti producono una serie di effetti perversi che penalizzano gli studenti, i docenti e l'intero sistema universitario. Solo per citare alcuni esempi: gli atenei meglio posizionati innalzano sempre più le tasse, escludendo così di fatto parte della popolazione studentesca.
Il ruolo dello Stato in un sistema di istruzione pubblica. Siamo sicuri che all'attore pubblico spetti semplicemente il compito di certificare ex post il valore dei servizi erogati dai diversi atenei e non quello, certamente più oneroso, di intervenire ex ante per garantire una qualità uniforme in tutti i poli universitari
Il rischio, in questo modo, di creare un sistema a due (o più) velocità, con università di serie A e università di serie B. Gli studenti con maggiore disponibilità economica potranno scegliere le università migliori, anche se lontane dal luogo di origine e con tasse elevate. Gli altri, invece, dovranno accontentarsi degli atenei low cost sotto casa. (Fonte: FQ 16-11-18)