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LE NUOVE TECNOLOGIE AL SERVIZIO DELLE CURE PRIMARIE PDF Stampa E-mail

La tecnologia servirà a rilanciare (anche) l'assistenza sanitaria di base, in crisi un po' ovunque?
Ne sono convinti i 194 Paesi membri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che nell'ottobre scorso hanno sottoscritto all'unanimità la Dichiarazione di Astana (Kazakistan).
«Attraverso il digitale e altre tecnologie, consentiremo a individui e comunità di identificare i loro bisogni di salute, partecipare alla pianificazione e alla fornitura di servizi e svolgere un ruolo attivo nel mantenere la propria salute e il proprio benessere» recita, tra l'altro, l'impegno assunto dai firmatari. Dopo la Dichiarazione di Alma-Ata del 1978, che per 40 anni è stata la base di una politica globale per le cure primarie, la Conferenza mondiale dell'Oms ha dunque ribadito il ruolo fondamentale di quest'area dell'assistenza, ma ha anche riconosciuto nella tecnologia uno dei pilastri del suo rilancio, assieme alle maggiori risorse economiche e al personale in più da dedicare. In linea di principio, il ragionamento non fa una piega. Ma nella categoria esiste una preoccupazione di fondo: «La percezione è che i processi di digitalizzazione siano presentati come la panacea per risolvere i problemi della sanità e dell'assistenza, mettendo da parte tutte le questioni che riguardano l'essenza del processo di cura, che è appunto la relazione medico-paziente» sottolinea Nicola Calabrese, presidente di Netmedica Italia, la società della Fimmg che si occupa di servizi di sanità digitale per i suoi iscritti. I nostri medici di famiglia incassano un dato rassicurante: la maggior parte degli italiani - intervistati in una ricerca condotta da Eumetra per BNP Paribas Cardif - conosce l'Intelligenza artificiale, ma l'84% non rinuncerebbe mai al rapporto umano con un dottore. (Fonte: R. Corcella, CorSera 25-11-18)