Home

Informazioni Universitarie

LE TRE DESERTIFICAZIONI IN ATTO PDF Stampa E-mail

Secondo F. Sylos Labini in Italia sono in atto, da almeno tre lustri, tre diversi tipi di desertificazioni: finanziaria, sociale, culturale
La prima è quella finanziaria. La scuola e l'università hanno subito tagli di bilancio, innestati dalla morsa delle due leggi Tremonti (133/2008) e Gelmini (240/2010). Entrambe le leggi sono state approvate dal governo Berlusconi, ma, di fatto, applicate e peggiorate dai governi successivi, sia per il taglio delle risorse sia per l'asfissiante e insensato cappio burocratico di stampo sovietico, che è stato imposto all'insegnamento e alla ricerca di ogni ordine. I numeri sono quelli di un paese che esce da una guerra, e, infatti, sono stati i tagli maggiori al sistema dell'istruzione dal dopoguerra a oggi. Mentre l'Italia ha scientemente tagliato le risorse nell'istruzione, altri paesi europei hanno fatto il contrario: la Germania dal 2000 al 2013 ha aumentato del 70% la spesa in ricerca e sviluppo che ora ha raggiunto il fatidico 3% del PIL auspicato dalla strategia di Lisbona.
Lo squilibrio che si sta verificando a livello regionale, che comporta il secondo tipo desertificazione, quella sociale, di intere zone del paese cui non è già più garantito un sistema di istruzione di qualità, e sempre meno lo sarà in futuro, non è altro che il riflesso della stesso processo che si sta verificando in Europa, dove le risorse stanno seguendo la direttrice Sud-Nord. Ad esempio il nostro paese riceve meno, per quanto riguarda la ricerca, di quello che mette nel calderone europeo. La base ideologica che giustifica questo processo si chiama "meritocrazia", termine coniato dal sociologo Michael Young che l'ha concepito per criticare una società governata dall'élite di talento. Il punto è molto semplice: la meritocrazia, senza garantire le pari opportunità, porta al privilegio
Il terzo tipo di desertificazione ha anche una matrice ideologica che è accumunata alla meritocrazia: la desertificazione culturale. Lo stesso meccanismo in atto per cui le risorse sono dirottate da sud a nord è attivo a livello di una singola disciplina. Grazie alle politiche in atto sulla valutazione dell'attività dei ricercatori, è diventata pratica comune, tra i giovani ricercatori di investire il proprio tempo di ricerca in maniera conservativa, puntando su quelle idee di "mainstream" (dominanti in una certa disciplina) che sono già state ampiamente esplorate in letteratura. Questa tendenza è dovuta alla pressante competizione con i propri colleghi e alle prospettive del mercato del lavoro. Le ricerche originali e non di mainstream non solo non sono incoraggiate ma sono forzosamente scoraggiate. (Fonte: F. Sylos Labini, Roars 25-10-18)