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PENSIONI D’ORO PDF Stampa E-mail

Le «pensioni d'oro». Così sono stati definiti, nel progetto di legge a firma D'Uva e Molinari, quei vitalizi superiori o pari a 90mila euro annui lordi. «Il problema è il carattere retroattivo di questo progetto di legge; si interviene cioè in maniera arbitraria sul pregresso», spiega Giuliano Cazzola, economista, già parlamentare; «in altre parole, su cittadini che sono già andati in pensione con regole diverse». E Giovanni Sala, professore di Diritto amministrativo all'Università di Verona ha aggiunto: «Non è ancora chiaro come sarà articolato l'intervento legislativo. Si sa solo che grazie a questi tagli vogliono recuperare un miliardo per le pensioni minime e il reddito di cittadinanza. Tuttavia non riusciranno ad arrivare che a 140 milioni al massimo». «Non difendiamo nessun interesse di categoria e nemmeno abbiamo rubato mai qualcosa a qualcuno», è intervenuto Alessandro Mazzucco, presidente della Fondazione Cariverona. «Questi soldi ci vengono dai contributi che abbiamo regolarmente versato per quaranta o cinquant'anni di lavoro». E ha proseguito: «A questa età non ci si vuole arricchire, si vuole solo far fronte alle spese, ma spesso c'è chi con queste pensioni mantiene i figli e i nipoti». Spiega il presidente di Leonida, Roberto Mencarelli: «Le categorie interessate sono soprattutto professori universitari, primari, dirigenti di azienda, magistrati e imprenditori; attivi sia nel pubblico che nel privato». Luigi Catalucci, vice presidente del Cida (Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità), aggiunge: «Sono persone che nella loro vita hanno avuto grosse responsabilità e si sono assunte spesso rischi importanti. Perché non concentrarsi sulle pensioni delle categorie di chi, invece, riceve più soldi di quelli che ha versato durante la carriera?». (Fonte: larena.it 21-10-18)