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IN¬VESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO IN ITALIA PDF Stampa E-mail

Nello studio del servizio studi (del 15 giugno) della Camera sul livello di in¬vestimenti in ricerca e sviluppo in Italia, elaborato sulla base dei dati diffusi dalla Commissione Ue nella relazione per paese nell'anno 2017, si legge che il divario rispetto alla media Ue per quanto riguar¬da la spesa in R&S del settore privato (0,74% del PIL in Italia, al 14° posto nell'Ue, contro una media Ue dell'1,30%) è nettamente più ampio di quello regi¬strato per la spesa pubblica in R&S (0,56% del Pil in Italia, al 17° posto nell'Ue, contro una media Ue dello 0,71%). Tra i fattori determinanti il divario italiano ri¬spetto alla media Ue, ci sono: la non sufficiente presenza di persone altamente qualificate e la li¬mitata collaborazione tra il mondo accademico e le imprese. La non sufficiente presenza di persone altamente qualificate si evidenzia soprattutto nei settori della scienza, dell'ingegneria e dell'infor¬matica (nel 2014 l'Italia contava 12,5 neolaureati in scienze e ingegneria e 0,5 nuovi laureati in informa¬tica per 1000 abitanti di età compresa tra 25 e 34 anni (rispetto a medie Ue rispettivamente di 17,6 e 2,3). Altro fattore è che un numero significativo di ricercatori italiani ha lasciato il paese per mancan¬za di prospettive di carriera o a causa di retribu¬zioni più vantaggiose, non compensate dall'arrivo di ricercatori stranieri. (Fonte: M. Ottaviano, ItaliaOggi 31-08-18)