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REPORT 2018 DI ALMALAUREA SULLA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI DOTTORI DI RICERCA PDF Stampa E-mail

Il primo numero che balza agli occhi riguarda il tasso di occupazione. A un anno dal titolo conseguito nel 2016 dichiara di lavorare l'83,5% degli intervistati. Quasi dieci punti sopra un semplice laureato magistrale biennale dello stesso anno. Per loro serve in media un triennio per arrivare agli stessi livelli. Senza contare che con un dottorato in ingegneria o in scienze di base il ritorno occupazionale arriva, rispettivamente all'87,1 e all'86,5%. Allo stesso modo il tasso di disoccupazione si ferma all'8,6%: quasi la metà rispetto al 16,4% dei laureati magistrali biennali.
Possedere o meno un dottorato di ricerca ha un impatto rilevante anche a fine mese. Le retribuzioni mensili nette dei dottori di ricerca del 2016, interrogati a un anno dal titolo, sono di gran lunga superiori a quanto rilevato tra i laureati magistrali biennali: 1.625 euro dei primi rispetto ai 1.153 euro percepiti dei secondi. Che arrivano a 1.428 euro solo dopo un quinquennio di lavoro.
Fin qui le note liete. È lo stesso rapporto infatti a sottolineare come il mercato del lavoro non riesca a valorizzare appieno il percorso formativo e il potenziale professionale dei dottori. Le motivazioni sono legate principalmente a due ordini di fattori: il primo è che lo storico sbocco professionale dei dottori di ricerca, ossia l'insegnamento e la ricerca in ambito accademico, continuano a essere caratterizzati da tempi lunghi di stabilizzazione contrattuale e valorizzazione professionale; il secondo fattore è che il dottorato fatica tuttora a essere utilizzato dal tessuto produttivo nazionale.
(Fonte: E. Bruno, IlSole24Ore 21-09-18)