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SIAMO VERAMENTE SICURI CHE LA RICERCA SCIENTIFICA RIESCA AD ESPRIMERSI AL MEGLIO DENTRO IL RECINTO DELLE CLASSIFICHE? PDF Stampa E-mail

Le società di ranking, come il Times Higher Education, ci informano su quali università sono classificate tra le mediocri o le eccellenti, assegnandovi, attraverso analisi statistiche, una posizione precisa nel mondo. Ma quanti sono a conoscenza di questi indicatori che selezionano i meritevoli? Per esempio, i ranking delle università danno peso al numero di citazioni dei lavori accademici che sono spesso legati alla pubblicazione in riviste scientifiche prestigiose. Pochi sanno che queste riviste sono spesso monopolio delle top università americane, peraltro restie a rendere accessibili i dati che hanno permesso il raggiungimento di tali risultati, impedendo di verificarne la validità. Non poche volte è successo che un articolo fosse pubblicato in una famosa rivista scientifica e citato in tutto il mondo, per poi scoprire che i ricercatori, probabilmente stressati dalla competizione da ranking, ne avessero manipolato i dati. Siamo veramente sicuri che la ricerca scientifica riesca ad esprimersi al meglio dentro il recinto delle classifiche? Nella logica del ranking a mio avviso si depotenzia la ricerca scientifica, si tiene a freno, si allaccia, quella che Abraham Flexner definiva "l'utilità della conoscenza inutile" in un famoso articolo del 1939. Il cosiddetto ozio produttivo che, indisturbato dai problemi di tutti i giorni e dalle implicazioni pratiche, permette di forgiare nuove idee e che è stato in passato la ruota motrice delle rivoluzione nucleare e digitale. (Fonte: F. Moscone, ilsussidiario.net 10-10-18)