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LA SCHEDA SUA-CDS E ALTRE SUPERFETAZIONI BUROCRATICHE PRECIPITANO IL SISTEMA VERSO LA “CONTROPLESSITÀ” PDF Stampa E-mail

Ho da poco finito di redigere la scheda SUA-CdS, che viene approvata ogni anno dal Corso di studio, scrive F. Coniglione su Roars. Ho dovuto così dimenarmi tra Gruppi di gestione di qualità e consultazioni fatte con i cosiddetti "stakeholders", cioè supposti portatori di interessi esterni all'università e composti da società, aziende e organizzazioni varie, che dovrebbero dire ai docenti come si fa meglio a organizzare un corso di studio affinché i suoi laureati siano in grado di entrare nel "mercato di lavoro", al quale devono essere opportunamente "accompagnati". Già, perché ormai l'università sembra avere solo questo compito: formare degli obbedienti lavoratori che possano incastrarsi come utili rotelline in un mercato di lavoro le cui caratteristiche dovrebbero essere rese conoscibili da qualche stakeholder, che possibilmente conosce solo il "particulare" della propria azienda o società e le cui conoscenze sono spesso in tremendo ritardo rispetto al sempre più veloce cambiamento delle opportunità di impiego. La cultura, la formazione della personalità e dell'uomo nella sua integrità, il possesso di una coscienza critica completa e non funzionale alla professionalizzazione sembrano essere stati espulsi totalmente dagli orizzonti universitari. Ma non basta: ho anche dovuto delineare il "Profilo professionale e sbocchi occupazionali e professionali previsti per i laureati", indicandone la funzione nel contesto di lavoro e le competenze associate alla funzione; indicare le conoscenze richieste per l'accesso al CdS, nonché le modalità di ammissione, quali siano gli obiettivi formativi specifici del corso e quali "competenze" ci si propone di sviluppare; descrivere la "knowledge and understanding" nonché la capacità di "applying knowledge and understanding", in coerenza con gli indicatori di Dublino. E poi descrivere ciascuno di questi elementi per le diverse aree disciplinari del CdS, indicare la discipline di riferimento attraverso le quali vengono verificate le attività formative; descrivere in che modo i laureati sviluppano la "autonomia di giudizio", le "abilità comunicative" e le "capacità di apprendimento" e così via, sino alle attività di tutorato in itinere, alle prove di ingresso e, per finire – e qui abbrevio per non essere noioso – alle opinioni studenti, cioè alla loro soddisfazione per il CdS, rilevata dalle schede OPIS (= OPInione Studenti) somministrate nel CdS e dai dati forniti da AlmaLaurea. E poi dati statistici su quanti studenti, che percentuali, in che misura e così via, oltre a una infinità di "indicatori", "punti di attenzione", "requisiti di qualità" "sillabi", parametri, sigle e acronimi.
La scheda SUA-CdS – come anche i suoi consanguinei e parenti quali l'AVA e la VQR e tutte le altre infinite superfetazioni burocratiche, amministrative e normative che infettano e rendono invivibile l'odierna università – sono una prova di quanto il sistema universitario sia ormai giunto in quello stato di complessità in cui subentra la cosiddetta "controplessità", quando «ad ogni nuovo livello di complessità, i payoff sono inferiori che nel precedente livello di complessità» (G. Sapienza, "Principi di controplessità", in Id., Processo alla complessità, letteredaQalat, Caltagirone 2015, p. 139). Infatti, vale in generale che al crescere della complessità di una organizzazione o di una società, i rendimenti risultano sempre più decrescenti, sino al punto che il sistema, incapace di aumentare la propria efficienza, finisce per collassare sotto il peso di una complessità ormai ingestibile. (Fonte: F. Coniglione, Roars 01-05-18)