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SITUAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO PDF Stampa E-mail

Il calo dei trasferimenti statali al sistema Università e Ricerca si attesta sull'11% in cifra assoluta, ma è vicino al 20% in termini reali. Anche se i tagli hanno coinciso con una delle peggiori crisi economico-finanziarie del dopoguerra, questa è comunque una pessima notizia, soprattutto in un momento in cui si avverte in modo sempre più acuto la necessità di investire su istruzione e ricerca per far fronte, tra l'altro, a una trasformazione epocale delle forme stesse del conoscere, per non dire del lavoro e dell'industria. Dal 2008 si assiste poi a una crescita pressoché costante della percentuale di liceali che si iscrive all'università, di contro a un calo brusco e costante dei diplomati degli istituti tecnici e professionali. Il numero dei fuori corso è ancora sostenuto, e continua a preoccupare l'alto numero di abbandoni o cambi di corso, segno che manca un sistema efficace di orientamento. La flessione delle immatricolazioni e gli abbandoni, poi, sono più frequenti quanto più basso è il voto conseguito alla maturità. Il Meridione partecipa di questi elementi di crisi in modo assai più intenso e problematico del resto d'Italia: il 20% di calo degli immatricolati tra 2002 e 2015 è dieci volte superiore a quello registrato al Nord (-2%), che peraltro registra un saldo nettamente positivo (+17,6%) se si prendono in considerazione solo gli immatricolati di età inferiore ai 20 anni. Le opzioni per cambiare rotta esistono. Si possono potenziare percorsi di livello terziario con caratteristiche diverse da quelli accademici tradizionali, mentre per questi ultimi si possono creare, come avviene in molti Paesí, robusti percorsi di rafforzamento delle competenze subito dopo l'immatricolazione, anche prevedendo, ove necessario, un anno integrativo preliminare: un'opzione di gran lunga preferibile, da tutti i punti di vista, all'abbandono o a un estenuante fuoricorso. (Fonte: A. Schiesaro, Il Sole24Ore 18-05-18)