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GOVERNARE E CONTROLLARE LA RICERCA E L’INSEGNAMENTO ATTRAVERSO STRUMENTI BIBLIOMETRICI AUTOMATICI PDF Stampa E-mail

Su Roars si legge un dettagliato rapporto di Alberto Baccini e Giuseppe De Nicolao su come il sistema accademico italiano si è trasformato in un laboratorio dove si sta svolgendo un esperimento in vivo senza precedenti: governare e controllare la ricerca e l'insegnamento attraverso strumenti bibliometrici automatici. Nel tentativo di sintetizzare il rapporto propongo la nota seguente.
Le "misure oggettive" delle attività scientifiche e dei professori sono utilizzate non solo per gli esercizi di valutazione della ricerca (VQR), ma anche per l'abilitazione scientifica nazionale necessaria per l'accesso ai ruoli universitari (ASN), per la distribuzione di microfinanziamenti individuali ai ricercatori (finanziamento FFAR) e, infine, localmente, anche per aumenti di stipendio. In questo articolo illustriamo come un crescente controllo centralizzato stia emergendo dagli esercizi di valutazione della ricerca, e come sia realizzato attraverso dispositivi apparentemente tecnici, la cui giustificazione scientifica dà luogo a un conflitto tra dimensione politica, scientifica ed etica della ricerca. Il ruolo centrale è stato svolto dall'ANVUR, l'agenzia di valutazione delle università e della ricerca. L'ANVUR non è un'agenzia autonoma. È invece un'agenzia governativa: il suo consiglio è costituito, infatti, da sette professori nominati direttamente dal ministro. Inoltre, l'ANVUR agisce principalmente realizzando attività direttamente definite con decreti ministeriali, quali la valutazione della ricerca, le procedure di assicurazione della qualità della didattica (AVA), la valutazione dei compiti amministrativi delle università, la qualificazione dei candidati alla ASN. Tra le istituzioni europee simili, come AERES in Francia o ANECA in Spagna, nessuno concentra così tanti poteri e funzioni. Inoltre, in nessun altro paese occidentale è stato sviluppato un analogo controllo governativo delle scienze e delle università. Per trovare caratteristiche simili, dobbiamo tornare all'organizzazione della scienza nelle economie pianificate. L'ANVUR ha adottato per la VQR "un doppio sistema di valutazione" in base al quale ogni lavoro presentato è stato classificato in una classe di merito mediante revisione dei pari informata (informed peer review, IR) o attraverso un algoritmo di punteggio automatico basato su indicatori bibliometrici. L'ANVUR ha adottato il doppio sistema di valutazione prima che fosse validato scientificamente. Questo non può che creare uno scontro tra i due ruoli svolti dall'ANVUR in questa storia: ideatore di regolamenti e procedure, ma anche fornitore di prove scientifiche ex post a sostegno di quei regolamenti e di quelle procedure. Mettendo insieme tutti i pezzi, è ora possibile concludere che nell'esperimento condotto da ANVUR la peer review e la bibliometria non concordano. Di conseguenza, la coesistenza di due diverse metodologie di valutazione ha introdotto distorsioni non controllabili nei risultati finali della VQR, che sono attualmente utilizzati dal governo per il finanziamento delle università. Inoltre l'ANVUR rifiuta di divulgare i dati per la loro riproduzione e controllo (https://doi.org/10.13130/2282-5398/8872). Un rifiuto che si può spiegare con il timore di consentire indagini indipendenti su un presupposto fondamentale su cui si basa l'intero esercizio di valutazione della ricerca. (Fonte: A. Baccini e G. De Nicolao, Roars e blog dell' Institute for New Economic Thinking, New York, giugno 2018)