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CRITICHE AI RANKING PDF Stampa E-mail

In primo luogo la logica del ranking, delle graduatorie che incolonnano i migliori atenei in cui andare a studiare, è una logica molto americana. Parliamo di un Paese diverso dal nostro in cui c'è sempre stata una grandissima mobilità sociale legata agli studi. E' normale, negli Usa, che un ragazzo lasci casa sua per cambiare Stato e raggiungere un college che lo attira. In un contesto del genere è facile che le università considerino i ranking un buon modo per attirare visibilità e studenti. Da noi, ma in realtà in tutta Europa, è una cosa meno diffusa e gli studenti sono più stanziali. A questo si aggiunge che ad essere molto 'americani' sono anche i criteri con cui vengono valutati gli atenei. Nel senso che alcune delle voci che sono prese in considerazione sono cose come il rapporto tra docenti e studenti. E' ovvio che da noi ci siano più studenti per ogni singolo docente rispetto ai campus degli Stati Uniti dove si pagano rette molto care per essere ammessi e le strutture che ospitano le matricole sono completamente diverse. Inoltre il ranking usa criteri non scientifici, scelti con una ratio impostata da chi li gestisce, e mette sullo stesso piano università che hanno tasse diverse per gli studenti, capacità di attrarre finanziamenti privati diversi e che ricevono finanziamenti statali che non si possono paragonare tra loro. Se si usano certi criteri è normale che l'ultima università del Texas primeggi su molte italiane. (Fonte: G. Ajani, La Stampa 28-05-18)