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PARLA IL NEOMINISTRO BUSSETTI SULLE LINEE PROGRAMMATICHE DEL MIUR PDF Stampa E-mail

Il ministro Bussetti ha ricordato che l'età media dei docenti negli atenei italiani è tra le più alte d'Europa. Anche il numero dei dottorandi è un terzo di quelli tedeschi e si sta riducendo dal 2008 di circa il 25%. «La carriera universitaria non è più particolarmente attraente, gli stipendi non sono particolarmente attrattivi - ha sottolineato Bussetti - non ho timore dalla fuga dei cervelli, però la ricerca è internazionale, parla tutte le lingue del mondo; è fisiologico che un nostro dottorando senta l'esigenza di lavorare per un periodo all'estero. La questione non è la partenza ma il mancato ritorno, questo sì è un depauperamento. Bisogna fare sì che i giovani studiosi possano rientrare in Italia disponendo di infrastrutture attrezzate in cui poter continuare a sviluppare la loro attività scientifica. Abbiamo bisogno di accrescere il numero dei ricercatori e dei professori aumentando globalmente la dotazione organica». «Bisogna creare le condizioni affinché - ha aggiunto il ministro -, dopo un periodo più o meno lungo, i giovani talenti possano rientrare in Italia: riallineando il salario a quello degli altri principali centri di ricerca e dando loro la possibilità di sviluppare un percorso di carriera, di disporre di infrastrutture fisiche e tecnologiche (ad esempio, laboratori attrezzati) adeguate e finanziate in maniera costante, nelle quali poter continuare a sviluppare l'attività scientifica». «Dall'altro - continua ancora Bussetti - dovremo riuscire ad attirare le menti più brillanti, junior o senior, dall'Europa e dal mondo, attività questa in cui siamo deboli».
Il senatore Francesco Verducci in merito all'intervento del ministro Bussetti in Parlamento: «L'università ha grandi problemi aperti: scarsità di immatricolati e laureati, scarsità e precariato dei ricercatori, divario territoriale. Ma in 45 minuti di intervento il ministro non ha mai citato né il tema dell'accesso, né il tema della precarietà, né quello degli squilibri territoriali, né quello del diritto allo studio universitario». (Fonte: IlSole24Ore 13-07-18)