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BUROCRAZIA E ATTIVITÀ GESTIONALE DEI PROFESSORI PDF Stampa E-mail

La proceduralizzazione e la burocratizzazione della vita universitaria rischiano di creare individui (cioè, docenti) "ligi ad oltranza". Il rischio, in altri termini, è quello di confondere i mezzi e i fini: l'accreditamento dei corsi di studio e dei dipartimenti non è il fine verso cui riversare tutti gli sforzi ma un mezzo per migliorare la qualità della ricerca e della didattica, che sono pur sempre le missioni principali di un docente universitario e dell'accademia nel suo complesso. Tuttavia, il tempo passato a compilare moduli e schede e la partecipazione a commissioni di ogni tipo produce una sorta di disciplinamento in senso foucaultiano che rischia di far perdere di vista questa semplice verità. Ciascuna università dovrebbe sforzarsi, nell'esercizio della propria autonomia, di eliminare le commissioni, gli organismi, le procedure e i moduli pletorici e di farsi guidare dal buon vecchio adagio entia non sunt multiplicanda... Non è un caso che la tendenza sia esattamente quella opposta: se i protocolli e le procedure diventano un fine in sé, è evidente che si tenda a moltiplicarli all'infinito. In secondo luogo, i regolamenti e le circolari dovrebbero essere redatti in modo semplice e chiaro. Ciò aiuterebbe sia a comprendere il fine di ogni documento normativo sia a non ingenerare l'idea che l'interpretazione di tali testi spetti a una casta di professori ed amministrativi eletti (Kafka docet). In terzo luogo, tutti i docenti (soprattutto i più bravi nella ricerca e nella didattica) dovrebbe occuparsi, per un periodo circoscritto, della governance del proprio ateneo, senza però farsi fagocitare da questa attività trasformandola nella propria attività principale, se non nell'unica. Non si tratta di un'invettiva generalizzata contro "i professionisti della politica". Concordo con Weber che la politica sia, o possa essere, una professione. Tuttavia questo è vero per il governo della città e dello Stato, ma non vale per l'università. I professori che, per professione, si occupano prevalentemente di attività gestionale perdono di vista le peculiarità dell'accademia e tendono a gestirla come una qualsiasi impresa. Bisogna sempre ricordare che la vocazione di un professore universitario deve essere principalmente quella di studiare e insegnare e che solo chi studia e insegna è in grado di organizzare in modo efficiente un'istituzione che deve "produrre", innanzitutto, ricerca e didattica. (Fonte: A. Schiavello, Il Mulino 26-04-18)