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RICERCATORI NEL FOCUS PUBBLICATO DALL’UFFICIO STATISTICA E STUDI DEL MIUR PDF Stampa E-mail

Il numero dei ricercatori, che al 31 dicembre 2010 erano circa 24.500, è diminuito in 7 anni di oltre 5.000 unità, con un'ulteriore precisazione. La messa a esaurimento del ruolo di quelli a tempo indeterminato (nel 2010 il 97% del totale) fa sì che la gran parte dei nuovi (e pochi) posti messi a concorso corrisponda, come accade a tanti altri giovani in tutti i settori del mondo del lavoro, a una situazione nella quale diventa davvero arduo immaginare serenità esistenziale e attività di ricerca pensata anche su tempi lunghi e senza l'ossessione della pubblicazione a ogni costo. I numeri sono inequivocabili. Anche considerando «sistemati» i cosiddetti ricercatori di tipo «b», che dopo tre anni possono contare su un passaggio pressoché automatico fra gli associati grazie a un percorso di tenure track, il numero dei docenti che hanno un posto a tempo indeterminato è sceso in sette anni da oltre 55.000 a meno di 47.500. E il dato è ancora più impressionante se confrontato con quello del 2007, quando i docenti di ruolo erano oltre 59.500: il «taglio», in dieci anni, è pari al 20,6%. In compenso, ci sono adesso oltre 3.000 ricercatori di tipo «a» (a tempo determinato e senza tenure track), che sommati ai fortunati colleghi di tipo «b» corrispondono a poco più della metà dei posti di ricercatore a tempo indeterminato che sono nel frattempo andati perduti e la cui «precarietà» non è sostanzialmente dissimile da quella degli assegnisti di ricerca e delle altre figure meticolosamente elencate nel Focus del Ministero: titolari di contratti per attività di insegnamento, titolari di «contratti d'opera» collegati a programmi di ricerca e infine una pattuglia di «tecnologi a tempo determinato». (Fonte: S. Semplici, CorSera Università 28-02-18)