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DI FRONTE ALLA RIVOLUZIONE DIGITALE. L'UNIVERSITÀ ITALIANA? UN PROMETEO INCATENATO PDF Stampa E-mail

Thomas M. Siebel, un famoso imprenditore americano, nel ricevere la laurea honoris causa in ingegneria informatica del Politecnico di Torino ha affermato: «Da oltre 30 anni opero nell'informatica, ma quello che sta per accadere supera di gran lunga quanto abbiamo vissuto finora. L'internet delle cose, i "big data" e l'intelligenza artificiale rivoluzioneranno ogni aspetto della nostra vita». È la cosiddetta rivoluzione digitale che, rispetto alla ben nota rivoluzione industriale, «proromperà a ritmi 10 volte superiori, interesserà una frazione del mondo 300 volte più estesa e produrrà un impatto sulla Società 3000 volte più grande». Cambierà il modo di produrre, più distribuito sul territorio e vicino alle fonti rinnovabili di energia e materia; cambierà la sanità con meno ospedali ma di dimensioni più grandi e la distribuzione di molti servizi a casa per assistere una popolazione sempre più anziana; cambierà la mobilità, con veicoli a guida autonoma e treni superveloci; cambieranno anche gli scenari geopolitici con la Cina che rapidamente diventerà il cuore pulsante del Mondo. È un processo inarrestabile. E l'Università Italiana? Un Prometeo incatenato. L'istituzione destinata a donare il "fuoco" della conoscenza e le chiavi del futuro alla nostra Società si ritrova sotto-finanziata, con oltre il 20% in meno docenti rispetto al 2008 e bloccata da una "giungla normativa", per dirla col nostro Presidente Mattarella. Tutto questo accade proprio in un Paese come il nostro che avrebbe disperato bisogno di aumentare il tasso di innovazione dei propri servizi e dei propri prodotti, in modo da collocarci nella fascia alta della filiera produttiva internazionale. (Fonte: G. Saracco, La Stampa 07-03-18)