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CON LA SOLA GRATUITÀ NON SI RISOLVONO I GRANDI E ANNOSI NODI E DRAMMI DELLE UNIVERSITÀ PDF Stampa E-mail

La "questione università" è stata finalmente rimessa al centro del dibattito pubblico, con le sue mille difficoltà e contraddizioni, tirandola fuori dalle secche degli addetti ai lavori o delle periodiche campagne emergenziali e scandalistiche in cui era stata confinata. Naturalmente, con la sola gratuità (proposta da LeU) non si risolvono i grandi e annosi nodi e drammi delle università italiane. Occorrono più risorse, per il personale, per le strutture, e soprattutto per la ricerca. Occorre estendere e rafforzare il finanziamento per il diritto allo studio (borse, case dello studente, mense) proprio per evitare che la mobilità universitaria sia un privilegio per soli studenti abbienti. Mentre Germania, Francia, Paesi scandinavi non hanno esitato ad aumentare la quota di Pil riservata ad essa, l'Italia ha deciso di operare tagli su tagli, fino a recidere finanziamenti per più di 11 miliardi complessivi, ovvero una riduzione di circa lo 0,8% di Pil. Contemporaneamente ha introdotto un dannoso sistema premiale di valutazione degli atenei basato sull'assunto "più iscritti più soldi" (in questo consiste il sistema del cosiddetto "costo standard"), e introducendo discutibili criteri, quando non assurdi, di valutazione della ricerca (per imporre la logica della cosiddetta "eccellenza") che hanno messo le università in conflitto tra loro. Inoltre, stiamo assistendo a come un sistema arbitrario per l'individuazione dei "dipartimenti d'eccellenza" (sistema sarcasticamente ribattezzato "ludi dipartimentali"), abbia operato una ulteriore discriminazione di una fonte importante di finanziamento (1 miliardo e 300 milioni per un quinquennio) che viene prevalentemente erogata ad atenei del Nord (58.9% dell'importo totale), mentre solo il 13.9% è stato attribuito a dipartimenti del Sud. Naturalmente giustificando questa sperequazione con criteri "oggettivi" di valutazione. (Fonte: F. Sinopoli, Roars 23-01-18)