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CRITICITÀ DELLA RIFORMA GELMINI E DELL’ATTUALE VALUTAZIONE DELLA RICERCA PDF Stampa E-mail

In un articolo di A. Graziosi su La Repubblica del 19-01 si parlava di una "buona" legge Gelmini, quando invece questa legge ha accentuato il localismo nelle assunzioni dei docenti, il cosiddetto "inbreeding", che era e resta uno dei principali difetti del nostro sistema universitario. La riforma Gelmini ha anche ridotto da tre a due i ruoli (o fasce) della docenza, un'operazione che avrebbe potuto risultare priva di effetti negativi se fosse stata adeguatamente finanziata, ma che, in presenza di una diminuzione dei finanziamenti ha di fatto bloccato l'ingresso dei più giovani nei ruoli della docenza: i pochi fondi disponibili sono stati spesi per promuovere i molti (ma non tutti) meritevoli che appartenevano alla "terza fascia" che la legge aveva soppresso. Ma il danno a lungo termine maggiore della legislazione recente e dell'azione del Ministero e dei suoi organi (in particolare l'ANVUR) è quello causato dall'introduzione di parametri numerici gabellati per "oggettivi" per la valutazione della ricerca scientifica. Nessuna attività creativa può essere valutata "oggettivamente", tuttavia se una autorità centrale condiziona assunzioni, promozioni e finanziamenti al superamento di "soglie" di parametri numerici, i ricercatori, in particolare i più giovani, saranno costretti ad inseguire i parametri, anziché seguire la loro curiosità e la loro personale valutazione di che cosa è, o può divenire, importante o significativo. (A. Figà Talamanca, Roars 01-02-18)