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SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA SULLA RETRIBUZIONE DEI MEDICI SPECIALIZZANDI 1982-90 PDF Stampa E-mail

La sentenza della Corte di Giustizia Europea, emanata il 24 gennaio, è un provvedimento che in sostanza riconosce ai medici, specializzandi nel periodo tra il 1982 e il 1990, il diritto di essere «adeguatamente» retribuiti per avere seguito i corsi. Una data chiave, sorprendente per quanto sia lontana nel tempo, è il 31 dicembre 1982, ovvero la scadenza entro la quale gli stati membri della comunità Ue avrebbero dovuto in base a una direttiva comunitaria stabilire, attraverso una legge nazionale, quanto pagare i giovani medici che si impegnavano a conseguire la specializzazione. L'Italia ha mancato quell'appuntamento e solo nel 1990 ha disciplinato la remunerazione destinata agli specializzandi. Un ritardo contro il quale nel 2001 iniziano a fioccare i ricorsi al tribunale di Palermo di alcuni medici che chiedono la condanna sia dell'Università degli Studi sia dello Stato. Obiettivo della causa vedersi riconosciuta una remunerazione adeguata per avere frequentato i corsi o, in secondo ordine, ottenere un risarcimento per l'inadempienza italiana rispetto alla direttiva Ue. A seguire è una lunga vicenda giudiziaria con i medici che perdono in primo grado salvo ottenere, nel 2012, un risarcimento dallo Stato in base a una sentenza della Corte di appello di Palermo. A intervenire è anche la Corte di cassazione che ha sospeso il procedimento rivolgendosi, in via pregiudiziale, alla Corte di giustizia europea. L'ultimo atto è, dunque, la sentenza dei giudici lussemburghesi che stabilisce un'adeguata remunerazione per tutti i corsi di formazione specialistica, a tempo pieno o a tempo ridotto, iniziati a partire dal 1982. E ora il conto finale potrebbe essere a nove zeri. (Fonte: A. Ducci, CorSera 28-01-18)