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COSA C'ENTRA UN AZZERAMENTO INDISCRIMINATO DELLE TASSE UNIVERSITARIE CON IL DETTATO COSTITUZIONALE? PDF Stampa E-mail

Cosa c'entra un azzeramento indiscriminato delle tasse universitarie con il dettato costituzionale (Art. 34) che afferma "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi"? Cosa c'entra con la precisa prescrizione "La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso"? Il Parlamento ha approvato l'esenzione totale dalle tasse universitarie agli studenti con una posizione Isee (l'indicatore del reddito familiare) entro i 13mila euro annui. Così, secondo dati raccolti dal Sole 24 Ore, un terzo degli studenti universitari già ha ottenuto l'esenzione dalle tasse. Tutti quelli che nelle stesse condizioni volessero iscriversi l'otterrebbero. E perché debbono studiare gratis anche gli altri? E perché poi proprio nel momento in cui molte università pubbliche cominciano a dotarsi degli strumenti per verificare e differenziare le classi di reddito, in modo da aumentare il numero delle borse di studio, evitando di scaricarne il costo sulle spalle di tutti i contribuenti? Ma poi, quali effetti avrebbe questa misura, in un paese dove lo Stato non ha affatto la capacità di ridurre la gigantesca evasione fiscale, sulla qualità già tanto scarsa di un servizio tanto prezioso e costoso? E questo disinteresse per la conseguenza non tradisce già un (certo inconsapevole!) disprezzo dei più elementari valori della conoscenza, della scienza, della ricerca, della critica, della responsabilità personale e dell'attenzione all'impegno e al merito - insomma dell'intero pensiero umanistico? Per non parlare dell'autonomia dell'Università dalla politica: ma che fine farebbe? (Fonte: R. de Monticelli, FQ 11-01-18)