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IL PREMIER PARLA DELL’UNIVERSITÀ PDF Stampa E-mail

Dice il premier Paolo Gentiloni, aprendo gli Stati generali dell'università, che l'Italia è ottava al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche. Sono oltre 1,2 milioni i lavori nel periodo 1996-2014. "Tuttavia", dice ancora Gentiloni attingendo a dati del MIUR, "se si guarda al rapporto tra numero di pubblicazioni e investimenti in ricerca e sviluppo, l'Italia sale al terzo posto della classifica mondiale". Supera anche gli Stati Uniti, "dimostrando un'ottima capacità di impiego delle risorse". Il convegno al Centro congressi viene aperto dal presidente del Consiglio con una comparazione tra la lunga crisi italiana (2008-2014) e il sottofinanziamento degli atenei del Paese: "Hanno accompagnato la crisi in modo ancor più marcato". Meno risorse, meno immatricolazioni fino al 2015, "un forte indicatore dello stato di salute di una comunità", troppi abbandoni degli studi. "La seconda potenza manifatturiera d'Europa non può accontentarsi". Gentiloni, allontanando un vecchio mantra sull'eccesso di atenei in Italia - 49 università oggi hanno meno di 15.000 studenti - ha assicurato: "Ne servono di più. Queste piccole e grandi strutture sono magnete e motore dei territori, attraggono risorse e li spingono in avanti". Per questo mondo che ha smesso di essere ascensore sociale dei giovani di famiglie a basso reddito, "abbiamo iniziato a invertire la rotta, a mettere risorse sul diritto allo studio, ad allargare l'area di chi non pagherà le tasse, a fare i primi interventi per i docenti e ad assumere 1.611 ricercatori". I ricercatori italiani in questo decennio, però, "hanno lavorato in condizioni non facili e ottenuto risultati di eccellenza. Sì, hanno fatto le nozze con i fichi secchi". (Fonte: R.it 10-11-17)