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I PARADOSSI DEL MECCANISMO DI VALUTAZIONE CRITICATO ANCHE DALLA COMUNITÀ SCIENTIFICA INTERNAZIONALE PDF Stampa E-mail

G. De Nicolao lo spiega: «Nella classifica Anvur del febbraio 2017, Area 9 - Ingegneria industriale e dell'informazione, all'università privata Roma UniCusano viene assegnato il "voto medio normalizzato" 1,21; al Politecnico di Milano 1,04 e al Politecnico di Torino 1. Ed ecco i posti nella graduatoria: Roma UniCusano al 6° posto, Politecnico di Milano al 24°, Politecnico di Torino al 30°». Ancora: con i criteri Anvur è prima in classifica per la Fisica la Kore, università privata di Enna, che non ha però la facoltà di Fisica. Ma ha soli tre docenti, la cui media ha elevato il punteggio della facoltà fino a portarla in cima. All'opposto invece c'è il dipartimento di Fisica della Sapienza di Roma con il laboratorio di ottica quantistica in cui si studiano le proprietà dei fotoni: ci lavora Giorgio Parisi che nel 2011 ha vinto la medaglia Planck, il più importante riconoscimento per la fisica dopo il Nobel. Alla Sapienza l'Anvur non ha assegnato fondi per i più meritevoli, il super laboratorio è finanziato solo dai fondi europei. In aiuto dei fisici italiani c'è tutta la comunità scientifica internazionale che "sconsiglia" questa metodologia di valutazione: la Fondazione Nobel, la Physician European Society, l'Agenzia di valutazione inglese, e tre premi Nobel per la Fisica, Takaaki Capta, Kip S. Thome e Rainer Weiss che hanno scritto alla ministra Valeria Fedeli denunciando un paradosso: gli scienziati italiani a capo della missione Lisa dell'agenzia spaziale italiana, gli stessi che hanno reso possibile la rilevazione delle onde gravitazionali - una scoperta che è alla base del Nobel per la Fisica 2017 - per l'Anvur non sono da prendere in considerazione.
Ma non è solo la fisica sotto accusa. Uno dei casi più clamorosi è quello del dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Modena e Reggio Emilia: il professore Michele De Luca dirige il 'Centre for Regenerative Medicine Stefano Ferrari' e, insieme a Graziella Pellegrini, ha usato le
sue staminali per guarire per la prima volta un "bimbo farfalla" malato di epidermolisi bollosa. Nell'elenco dell'Agenzia questo dipartimento è "mediocre" visto che galleggia a metà classifica. Michele De Luca non ci sta: «L'Anvur deve spiegare perché il nostro gruppo, punto di riferimento mondiale per la medicina rigenerativa con le staminali epiteliali, è considerato mediocre. Ma lo so già. Perché usa valutazioni completamente inappropriate. La ministra Fedeli si è congratulata con me. Dall'Anvur niente». (Fonte: A. M. Liguori, La Repubblica 06-01-18)
L'Italia è l'unico paese a concentrare in un'unica agenzia tutte le funzioni di valutazione, ossia didattica, ricerca, amministrazione, trasparenza. L'Anvur è l'organo siffatto, con il consiglio direttivo più costoso del mondo, giacché il costo reale della valutazione ex-post del biennio 2014-2015 è stato stimato in 300 milioni di euro. Una cifra coerente con i 246 milioni di sterline spesi dal Regno Unito nell'anno 2015 per il REF. Paragonato al finanziamento ordinario della ricerca italiana, circa 90 milioni di euro nel 2017, questo dato ha un effetto esilarante. E analizzando la lista dei dipartimenti italiani "anvurianamente eccellenti", alcune inclusioni sono comiche, se confrontate con le quattro maggiori classifiche internazionali. (Fonte: R. Rosso, Il Secolo XIX 07-01-18)