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RICERCATORI PER L’INTERESSE DEL PAESE PDF Stampa E-mail

L'Italia "vanta" la popolazione di docenti universitari più anziana d'Europa mentre, a causa dei tagli e del blocco delle assunzioni, una generazione di ottimi giovani ricercatori ogni anno in massa prende il fagotto e se ne va. Quelli che ostinatamente restano in Italia, sostenendo insegnamento e ricerca di qualità, sono oltre 20.000. Con contratti rinnovati di anno in anno, con stipendi bassi e discontinui. Ogni ricercatore costretto ad andare all'estero o cambiare carriera è una luce che si spegne nel futuro del nostro Paese. Così muore l'Italia. Non è difficile cambiare rotta: basta investire risorse pubbliche per l'assunzione di giovani ricercatori. Servono 20.000 assunzioni, attraverso concorsi pubblici competitivi. Con un costo minimo per lo Stato, non solo si darebbe una boccata d'ossigeno all'Università, restituendole il maltolto, ma potremmo finalmente riavviare il motore dell'economia italiana, da troppi anni inchiodata all'ultimo posto in Europa per produttività. Non una spesa, quindi, ma un investimento nel futuro. Ma se è così utile, semplice ed economico perché non lo si fa? La risposta a questa domanda ingenua sta nella mancanza di visione del futuro della nostra classe politica che, incapace di guardare oltre le scadenze elettorali, preferisce dirottare le risorse a gruppi di interesse con maggiore visibilità, per ritorni di consenso a breve termine. I ricercatori italiani non costituiscono un bacino elettorale significativo e sono abituati troppo spesso a lavorare in silenzio. Eppure oggi spetta loro un compito cruciale: qui non si tratta più solo di presentare le proprie legittime istanze. È ora che i giovani ricercatori si assumano la responsabilità di rappresentare l'interesse che tutti sembrano aver dimenticato: l'interesse del Paese. (Fonte: FQ 21-12-17)