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RICERCATORI PRECARI NEGLI EPR E NELLE UNIVERSITÀ PUBBLICHE. DISPARITA’ PER LA STABILIZZAZIONE PDF Stampa E-mail

Semaforo verde all'assunzione di 50 mila precari storici della pubblica amministrazione. La ministra della PA Marianna Madia ha firmato l'attesa circolare per la stabilizzazione del cosiddetto precariato storico, come previsto dalla riforma che porta il suo nome. Va specificato che gli effetti positivi della Circolare riguardano principalmente gli Enti Pubblici di Ricerca, mentre nulla innova per quanto riguarda gli altri settori della conoscenza. In particolare constatiamo, rileva FlcCgil che la Circolare lascia irrisolto il nodo molto grave dell'esclusione dei precari, che svolgono attività di ricerca e docenza nelle università, sia a tempo determinato che con assegno di ricerca, dalle norme di cui all'art. 20 del D.lgs 75/2017. Si tratta di una esclusione che evidenzia il tentativo di non vedere l'ampiezza e il grado di emergenza che ha raggiunto il fenomeno della precarietà nei nostri Atenei.
Se ho capito bene, nota un assegnista di ricerca universitario (Lettera in rete), da questo articolo https://tinyurl.com/y9j7chmh si deduce che un assegnista di ricerca di un EPR dopo 3 anni, magari senza un dottorato di ricerca e senza aver pubblicato nulla (dato che gli assegni su singoli fondi vengono dati con le procedure più disparate e non regolamentate) può essere "stabilizzato" come ricercatore a tempo indeterminato senza ulteriore selezione di merito. All'università invece, dove il ricercatore a tempo indeterminato neanche esiste più, un ricercatore a tempo determinato (con contratto cioè di tipo subordinato, con relativi obblighi didattici, quello per intenderci che casomai dovrebbe essere il requisito per una "stabilizzazione"), dopo selezioni in cui è necessario avere il dottorato di ricerca e un numero minimo di pubblicazioni, non accede ad alcun tipo di procedura selettiva e deve competere con tutto il mondo per uno dei rarissimi posti da professore associato. Vale a dire: se ad esempio ricercatore TD di tipo "A" 3+2, dopo 8 anni (se non di più) dalla laurea, magari già con un'abilitazione da associato (con cui ha dimostrato di essere migliore della metà degli attuali associati), se non c'è il "budget" per far uscire un eventuale posto di tipo B non ha neanche la possibilità di mettersi alla prova? E negli EPR "stabilizzano" gli assegnisti di 3 anni, praticamente neolaureati? Mi sembrano elementi di tale disparità di trattamento da corte dei diritti umani. (Fonte: A&F Repubblica 23-11-17; https://tinyurl.com/ybqsh8lo, https://tinyurl.com/ybw4e82x 28-11-17)