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I RANKING DELLE ISTITUZIONI FORMATIVE SONO PIÙ UNA MISURA DEL CONTESTO SOCIALE CHE DELLA QUALITÀ DELLE ISTITUZIONI STESSE PDF Stampa E-mail

A seconda dei casi, le classificazioni si basano sugli esiti della formazione in termini di successo educativo o di qualità dell'inserimento occupazionale. Due esempi sono la valutazione degli istituti di istruzione superiore sulla base dei risultati ottenuti all'università dai diplomati o la valutazione delle università sulla base di indicatori di inserimento occupazionale dei laureati (tasso di occupazione e altro). Sul piano metodologico si tratta, in linea generale, di un'operazione non corretta: per potere dire che l'istituzione A è di qualità migliore dell'istituzione B occorrerebbe potere depurare gli esiti in uscita dagli effetti legati al background socioeconomico degli alunni e al contesto ambientale, fattori che condizionano tanto il potenziale di apprendimento quanto le prospettive occupazionali. In poche parole, occorrerebbe adottare misure di valore aggiunto, un'operazione non semplice ma necessaria. Per quanto riguarda le università, vi sono forti indizi che i loro risultati siano condizionati anche dagli apprendimenti pregressi degli studenti e dalle condizioni locali del mercato del lavoro. In particolare, le differenze tra territori negli esiti della scolarizzazione primaria e secondaria, che inevitabilmente incidono sui rendimenti universitari (abbandoni, ritardo alla laurea e così via), appaiono avere origini lontane. L'esodo di studenti registrato in questi anni dal Mezzogiorno verso il Nord Italia e i Paesi esteri, che riguarda soprattutto, ma non solo i giovani più avvantaggiati, col passare del tempo non potrà che peggiorare le posizioni degli atenei del Sud nei ranking, soprattutto se questi ultimi vengono utilizzati a fini dell'attribuzione delle risorse. La polarizzazione delle opportunità educative, esito inevitabile di un uso improprio dei ranking, è uno dei potenti fattori generatori di ineguaglianza tra gruppi sociali e tra territori nel lungo periodo. (Fonte: F. Ferrante; lavoce.info 28-12-17)