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LE CIFRE DELL’UNIVERSITÀ NELLA PRESENTAZIONE DEL MINISTRO PDF Stampa E-mail

Al 31 dicembre 2008 negli atenei italiani (statali e no) risultavano in servizio 63.243 docenti mentre il primo novembre scorso se ne contavano 53.455. Se i professori associati sono tornati a crescere (1.547), sono crollati di un terzo gli ordinari (meno 6.210) e del 18 per cento i ricercatori (meno 4.664). Il Fondo di finanziamento ordinario delle università nel 2009 aveva raggiunto il picco di 7.831 miliardi di euro per scendere sei stagioni dopo a 6.909. Da allora, ricorda la ministra, "abbiamo ripreso quasi mezzo miliardo". Nel 2018 il recupero sarà del 6,4 per cento. Sul fronte delle iscrizioni, nel 2015-2016 le matricole erano 1.641.696, l'anno successivo sono cresciute a 1.682.904. È aumentato anche il numero di laureati: da 302.073 a 305.265. Per le borse di studio, nel 2014-2015 la copertura degli studenti idonei era del 73,89 per cento "e dal 2015-2016 si è stabilizzata al 90%". Anche i finanziamenti provenienti dall'esterno hanno sofferto, passando da 1.391 milioni di euro del 2011 a 1.266 milioni del 2015. Rispetto agli altri Paesi d'Europa, in Italia "i ricercatori che operano nel settore pubblico e in quello privato sono pochi", dice Fedeli. Quelli a tempo pieno nel pubblico sono solo 120.700: un sesto dei giapponesi (662.000), un terzo dei tedeschi (358.000) e dei coreani (356.000), meno della metà dei francesi (268.000) e degli inglesi (290.000), un po' meno degli spagnoli (122.000). Nel nostro Paese ci sono 4,9 ricercatori ogni 1000 occupati, in Finlandia e Danimarca 15. L'Italia ha fissato il proprio target d'investimento nella ricerca all'1,53 per cento del Pil per il 2020: nel 2015 eravamo all'1,27% per salire nel 2016 all'1,33 (sotto la media Ue). Riprendendo Gentiloni, la ministra ha ricordato che i ricercatori italiani, "pur essendo il 6,8 per cento del totale Ue", riescono a trainare l'8,1 per cento del finanziamento su "Horizon 2020". Hanno una produttività doppia, per dire, dei francesi. È stato ridotto "considerevolmente" il numero dei corsi di laurea, "grazie a un sistema di accreditamento rigoroso, anche se bisognoso di aggiustamenti". Aveva raggiunto il record di 5.879 corsi nel 2007-2008: da allora c'è stato un drenaggio del 28,7 per cento per i corsi di primo livello, del 17,4 per cento per il secondo. (Fonte: R.it 10-11-17)