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CONTROLLI DELLA GUARDIA DI FINANZA SUI DOCENTI PER CONSULENZE E INCARICHI PROFESSIONALI ESTERNI PDF Stampa E-mail

Controlli in tutta Italia, ordinati dalle procure regionali della Corte dei Conti. Milioni di pagine acquisite dalla Guardia di finanza nelle segreterie delle università e nelle stanze dei professori: registri didattici, verbali dei consigli di facoltà, autorizzazioni a svolgere attività esterne. L'obiettivo della campagna nazionale di controlli, cominciata nel 2017, è accertare se i professori con incarico a tempo pieno abbiano rispettato le regole su consulenze e incarichi professionali esterni. Sotto torchio sono finiti soprattutto i docenti che dividono le proprie giornate fra cattedra e partita Iva. Secondo una ricognizione del sindacato dei professori USPUR, i docenti sotto indagine sarebbero una ventina all'università di Padova, almeno trenta a Napoli, una decina a Bari. Quaranta solo al Politecnico di Milano, dieci in meno al Poli di Torino. Diversi casi si hanno a Trento. A coordinare il programma di controlli in Guardia di finanza è il Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie. Le verifiche in corso riguardano la presunta violazione dei commi 10 e 12 dell'articolo 6 della legge 240 del 2010, la riforma Gelmini dell'Università.
«Siamo alla caccia alle streghe - lamenta Maurizio Masi, direttore del dipartimento di Chimica al Politecnico di Milano e segretario nazionale dell'USPUR (Unione Sindacale Professori e Ricercatori Universitari). È tale la preoccupazione dei colleghi, che a dicembre abbiamo dovuto convocare una riunione in università. Molti, per il solo fatto dì avere ricevuto la verifica della Finanza, sono mortificati nel venire al lavoro. Ed è paradossale, visto che la capacità di operare nel contesto produttivo è riconosciuta in tutto il mondo come plus nella valutazione dei docenti e degli atenei». L'Autorità nazionale anticorruzione, lo scorso 22 novembre, nella delibera numero 1208, ha parlato di «incertezza interpretativa» e di «un alto livello di difformità applicativa», invocando un
intervento del MIUR, nella convinzione che «lo svolgimento di consulenze, esercizio professionale, attività redazionali possa conciliarsi legittimamente e anche virtuosamente con l'autonomia di ricerca». (Fonte: F. Vanni, La Repubblica 15-01-18)